Lo sciopero contro la stangata sulla scuola: a Ferrara a rischio 60 docenti
L'allarme della Flc Cgil: calano studenti e classi, ma anche le materie. Geografia, lingue e scienze nel mirino. La mobilitazione nazionale giovedì 7 maggio
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Copparo. L’ambulanza coinvolta nel gravissimo incidente accaduto il 23 aprile del 2018 in via Copparo, all’altezza di Tamara, viaggiava a una velocità tra i 90 e i 100 km/h. È stato lo stesso conducente del mezzo di soccorso, sentito come testimone nel processo per omicidio stradale e lesioni personali stradali gravi a carico della donna di 74 anni al voltante dell’auto contro la quale finì l’ambulanza, a raccontarlo al giudice Andrea Migliorelli.
L’operatore del 118 ha raccontato in udienza di percorrere la strada, su cui vige il limite dei 50 km/h, ai 90-100 km/h in sorpasso, ovvero nella carreggiata opposta al senso di marcia considerando la presenza della striscia continua, per trasportare in emergenza all’ospedale di Cona il paziente dializzato Alfredo Bottoni, morto circa un mese dopo lo schianto.
Il soccorritore ha riferito che l’imputata a bordo della sua Peugeot 208 gli ha tagliato la strada e che lui ha provato a frenare ma ormai era troppo tardi per evitare l’impatto in cui sono rimasti feriti l’infermiere e il paziente 79enne a bordo, poi deceduto il 17 maggio all’ospedale Maggiore di Bologna dove era stato ricoverato in condizioni critiche.
Da qui l’accusa di omicidio stradale e lesioni personali stradali gravi, ma l’avvocato difensore della 74enne, Angela Adriani del Foro di Bologna, è pronta a confutare entrambe le accuse: “La velocità con cui viaggiava l’ambulanza era eccessiva considerata la strada in questione, e la mia assistita non può aver tagliato la strada perché non corrisponde coi frammenti ritrovati sulla carreggiata. Si era fermata con la freccia a sinistra perché aveva sentito le sirene, e non per girare al distributore come erroneamente poteva aver pensato il conducente durante la sua manovra errata”.
La tesi difensiva contesta anche il nesso di casualità con il decesso del paziente in dialisi, “morto dopo diverso tempo a causa di una infezione” riferisce il difensore che si riserva per l’eventuale nomina di due periti. Intanto nella prossima udienza del 22 dicembre verranno sentiti i consulenti tecnici per la ricostruzione del sinistro e quelli medici che hanno eseguito l’autopsia, sia quelli nominati dalla procura che quelli nominati di parte.
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