Attualità
23 Maggio 2020
Lettera di campanaro ai ferraresi in ricordo delle stragi di Capaci e via D'Amelio: “Oggi, come ieri, non devono prevalere la paura e la sfiducia ma il coraggio e il sacrificio per il bene comune”

Il prefetto ricorda Falcone e Borsellino per la Giornata della legalità

di Redazione | 3 min

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Spara fra la folla, panico in centro a Ferrara

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“La mafia non è affatto invincibile”. Inizia con una citazione di Giovanni Falconi la lettera del prefetto di Ferrara, Michele Campanaro, indirizzata ai cittadini in occasione della Giornata della legalità, istituita in memoria dell stragi di Capaci (il 23 maggio ricorre il ventottesimo anniversario) e di via D’Amelio.

Il ricordo di quei giorni, scrive Campanaro, “permane vivido provocando ancora orrore e partecipazione, non soltoando in chi li visse da vicino”.

“La mafia e le altre organizzazioni criminali hanno da allora subito profonde evoluzioni e trasformazioni”, afferma il prefetto che ammonisce: “Se precedentemente si parlava di tentativi di infiltrazioni nel Nord Italia da parte della criminalità organizzata, diverse inchieste negli ultimi anni hanno mostrato una vera e propria presenza, radicatasi in territori per troppo tempo ritenuti immuni. Si tratta, purtroppo, di un fenomeno a lungo sottovalutato, anche dalle stesse istituzioni!”.

Campanaro ricorda che “la criminalità mafiosa, seppure colpita duramente, mantiene grande capacità di trasformarsi e mimetizzarsi” e cita il procuratore della Direzione nazionale antimafia, Cafiero De Raho, sui rischi altissimi d’infiltrazione mafiosa nel tessuto economico che proprio in questo momento di crisi si corrono.

“Ancora oggi, Giovanni Falcone e Paolo Borsellini – scrive il prefetto – sono grandi esempi morali per i giovani e per tutta l’Italia: esempi di passione civica, di senso delle istituzioni, di abnegazione e spirito di sacrificio, fino all’estremo. E allora, è giusto ricordarli raccogliendo i frutti del loro impegno, fatto di eccezionale passione civile, celebrando insieme a loro chi difende l’Italia e i suoi cittadini, in questo momento non meno complesso della nostra storia”.

“Oggi, come ieri – dice Campanaro -, ci sentiamo impauriti, sfiduciati e minato nelle nostre certezze profonde. Oggi, come ieri, non devono prevalere la paura e la sfiducia ma il coraggio e il sacrificio per il bene comune”. “Oggi, come ieri, dobbiamo stingerci attorno alla nostra identità di cittadini e reagire tutti insieme”.

Il ricordo di Falcone, Borsellino e “degli angeli della loro scorta” diventa così il motivo per spronare a condividere tutti quanti “il senso profondo del loro impegno, soprattutto nei confronti dei più giovani, che devono cercare i loro modelli tra chi ha guardato al bene comune”.

Campanaro cita infine Borsellino, il discorso tenuto a Palermo il 20 giugno del 1992 – quando lui era “un giovane consigliere di prefettura, da meno di due anni entrato in servizio – proprio in memoria dell’amico Falcone: “La sua vita è stata un atto d’amore verso la sua città, verso questa terra che lo generato”. “Ecco – dice Campanaro -, oggi è ancora necessario da parte di tutti noi un atto d’amore, stringiamoci attorno a questi simboli, come ai simboli di tutti colo che, in questi mesi di emergenza del Paese, hanno operato non per eroismo, ma con profondo spirito di servizio, per il bene della collettività: medici, infermieri, forze dell’ordine, militari, volontari, insegnanti, farmacisti, commercianti, rider, impiegati dei supermercati e sentiamo insieme di essere una Nazione, una grande Nazione, una Nazione unita”.

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