Cronaca
23 Gennaio 2020
Nel 2019 sono arrivati 48 dinieghi su 52 richieste. In un caso un medico aveva certificato come abile un anziano affetto da Parkinson. La Polizia: “Ci vuole massima attenzione”

Respinto il 90% delle richieste di porto d’armi

di Daniele Oppo | 2 min

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Ben 48 dinieghi su 52 richieste di nuovi titoli o di rinnovi . È la sorte che hanno fatto le pratiche per il rilascio di porto d’armi aperte dalla Questura di Ferrara nel 2019.

Quello del possesso delle armi è un ‘problema’ che in questi ultimi giorni è affiorato a Ferrara dopo che un uomo è stato denunciato per aver minacciato un corriere con una pistola, legittimamente detenuta, al culmine di un alterco e dopo che un anziano ha tragicamente tentato il suicidio sparandosi con un fucile il cui possesso, peraltro, non era stato mai denunciato.

Quali sono i motivi che hanno portato oltre 90% delle richieste di porto d’armi sportivo o per uso o difesa personale presentate da tutta la provincia a essere cassate? “Uso di alcolici, problemi psichici – riferisce il commissario Andrea Trombetta della divisione Pasi della Polizia di Stato -, ma anche reati ostativi, come il furto, o reati contro le persone, tra i quali per violenze, minacce o stalking. Oppure il diniego arriva dopo il ritiro cautelativo delle armi già possedute”.

A Ferrare e provincia, tra permessi di detenzione e porti d’armi, i titoli sono circa 6mila, per lo più richiesti, specifica ancora il commissario, da persone anziane, mentre i più giovani chiedono un porto d’armi soprattutto per uso sportivo.

“Le armi sono oggetti per i quali ci vuole massima attenzione, a partire dal detentore”, ammonisce Manuela Napoli, dirigente della divisione Pasi.

“Anche i medici devono stare attenti, dobbiamo sensibilizzarli”, afferma Trombetta, che con l’esempio di uno degli ultimi dinieghi arrivati alla fine dello scorso anno, spiega il perché: “Abbiamo dato un diniego a un uomo che aveva il Parkinson il cui medico di base aveva certificato la sua capacità psicofisiche lo stesso giorno in cui gli aveva prescritto degli antispastici per la malattia. Quel certificato ha tratto in inganno l’Asl e noi lo abbiamo scoperto perché ci chiamò segnalandoci delle persone che si aggiravano sotto casa sua e la moglie ci spiegò che soffriva di allucinazioni dovute alla malattia. Abbiamo mandato tutto in procura per le valutazioni del caso”.

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