Du iu śpich frares?
5 Novembre 2019

Al pan fraréś e Francesco Benazzi

di Maurizio Musacchi | 4 min

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Un ricordo di un grande ferrarese, che a  96 anni, che ci ha lasciati in questi giorni. Si tratta di una piccola cosa, tra le tante da lui realizzate, magari di valore artistico superiore, ma vi assicuro che di questa sua “chicca”, ne andava fiero perché racchiudeva suoi due grandi amori: il Dialetto Ferrarese e in nostro pane. Il raccontino “Al pan frares” è letto da Doriana Melloni e Roberto Gamberoni

Francesco Benazzi. Uomo di grandissima cultura, ex insegnante di Lettere in Istituti Superiori a Ferrara. Scrisse innumerevoli poesie, racconti e traduzioni di parte de L’Orlando Furioso, opera premiata a Modena nel Concorso “la Trivela”. Ebbe riconoscimenti in quasi tutti i Concorsi dialettali della Provincia di Ferrara, con poesie e racconti. Socio ne “Al Trèb al Tridèl e del Gruppo Scrittori Ferraresi. Fu perfino attore dialettale interpretando, con la Compagnia “I Ragazìt da ‘na volta”. un ruolo nella bellissima commedia in ferrarese.  “La sgnóra Mercedes” di Floriana Guidetti. Pubblicò, fra l’altro:  “Mi, Fràra e Ludwig” ,  “”Come scrivere 180 lettere al direttore senza mai ricevere risposta – Lettere alla ‘Nuova Ferrara’ e al ‘Resto del Carlino’ & scritti vari”.  Legato al dialetto e alle tradizioni ferraresi, amava particolarmente il nostro pane, in special modo: la “ciupéta a l’òli”. Al nostro pane dedicò e scrisse un racconto breve che fu premiato e pubblicato nel Concorso e relativo volume “Con gli occhi di ieri e di oggi” nel 2001. Ve lo propongo sicuro che lui approverebbe. Maurizio

AL PAN FRARÉŚ

Di Francesco Benazzi.

Premiato nel Concorso: “Con gli occhi di ieri e di oggi” , marzo 2001.

Aiér  matina a son andà dal furnàr par cumpràr la mié razione ad “pane quotidiano”. Apéna déntar( a j’éra un póch sorapensiér), a sént ‘na sgnóra clà dis:-L’am dàga ‘nà zavàta e dù zocoléti.- A péns “E puvrét  mì! Vót védar ch’à a són andà déntar dal calzulàr?” A són propria imbazurlì stamatìna. C’sa s’ìnfàla po’ clà dòna con ‘na zavàta sól?” A vién fóra e a fàgh un zirtìn lì d’atóran par sciarìram gl’idèj. A tóran  déntar e a gh’è ‘na sgnóra ch’là dìś.-L’am dàga dó banàn e un carciòf.- Lasén stàr ché ‘na vòlta as dgéva articiòch, e brìśa  carciòf. Però mi a són pròpria dré andàr int al balón. Am són sbaglià incóra ; a són andà dal frutaròl ! Am guàrd d’atóran, epùr a véd pan dapartùt; ill scansii e il vedrìn j’è pini ad pan! Adès po’ a gh’è un sgnór ch’al vòl al pan franzés, un altar al vòl quél tuscàn: – Mò mi dia del pane arabo.-Am vòlt e a créd ad védar ‘na parsóna un póch scurtòta in fàza. Invézi l’éra ‘na vcìna bianca ch’là paréva péna gnùda fóra da ‘na bagmaròla. Finalmént a vién al mié tùran; am fàgh avanti e a digh:-Sgnóra, l’amdàga dó bèli ciupéti a l’òli, ad pàn fraréś, ch’l’è al più bón dal mónd!-

IL PANE FERRARESE

Ieri mattina mi sono recato dal fornaio per acquistare la mia razione di “pane quotidiano”. Appena entrato,( ero un po’ con la testa fra le nuvole) sento un signora che dice :- Mi dia una ciabatta e due zoccoletti.- Rifletto :” Eh povero me. Vuoi vedere che sono entrato dal calzolaio?!” Sono proprio rincitrullito stamattina. “Che se ne fa poi quella donna, di una ciabatta soltanto?” Esco fuori, faccio un giretto lì d’intorno per chiarirmi un po’ le idee. Torno dentro e una signora dice:- Mi dia due banane e un carciofo.” Lasciando perdere il fatto che in dialetto si dice “articiòch e non carciòf “. Però io sono proprio “entrato nel pallone”. Mi sono sbagliato ancora, sono dal fruttivendolo. Mi guardo attorno, eppure vedo del pane dappertutto, gli scaffali e le vetrine sono ricolme di pane! Ora poi, c’è un sinore che chiede del pane francese, un altro che lo vuole toscano:-Ma mi dia del pane arabo.-  Mi giro e penso di vedere una persona dalla pelle scura in viso, invece era una vecchietta, bianca che pare appena uscita dalla tinozza. Finalmente arriva il mio turno; mi faccio avanti ed esclamo:- Signora, mi dia due belle “coppiete” all’olio, di pane ferrarese che è il più squisito del Mondo !-

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