Vertenza Coperion, proclamato lo stato di agitazione
"Inaccettabile e offensive". Così i sindacati definiscono la richiesta avanzata dalla direzione aziendale di Coperion e annunciano, dopo l'assemblea sindacale del 29 luglio, lo stato di agitazione
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Il Forum Ferrara Partecipata sposa la presa di posizione del coordinamento regionale Reca - di cui fa parte - rispetto al nuovo patto per il Lavoro, il Clima e l'Economia Sociale che confermerebbe "la contraddizione tra obiettivi enunciati e scelte concrete"
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Fare causa e Facebook e Instagram (che sono sotto la stessa proprietà) perché censurano le immagini di nudo artistico. È l’idea-provocazione del critico d’arte ferrarese Vittorio Sgarbi.
“Inaccettabile che social network popolari, danarosi e tecnologicamente avanzati come Facebook ed Instagram non siano riusciti ancora ad oggi a trovare una soluzione per distinguere una immagine porno da un’opera d’arte – afferma Sgabri -: per questa ragione, considerato che le censure si ripetono di continuo, ho deciso di promuovere un’azione legale per il danno che questa lacuna arreca al mondo dell’arte e a tutti gli operatori (artisti compresi) che vi lavorano. Sarà quella che in inglese definiscono una class action”.
Sgarbi, deputato alla Camera, è da alcuni mesi presidente della Fondazione Antonio Canova e proprio il celebre scultore è stato l’ultima, illustre vittima degli algoritmi censori dei social network, bloccando la campagna di comunicazione di un’agenzia di Treviso che aveva utilizzato come immagine il gruppo scultoreo “Amore e psiche”.
“Il punto – spiega Sgarbi – è proprio l’algoritmo: società stracolme di soldi, come Facebook, non possono affidare il controllo delle inserzioni sull’arte a un algoritmo. L’algoritmo non pensa, esegue. L’algoritmo non possiede conoscenza, ma applica dei blocchi che prescindono da valutazioni di merito”.
Sgarbi individua la soluzione: “Basterebbe assumere giovani storici dell’arte. Facebook farebbe un’opera meritoria, e potrebbe vantarsi di promuovere l’arte invece delle stronzate (per non dire delle bufale) pubblicate ogni giorno da milioni di utenti nulla facenti. Il paradosso dei social network è che bloccano le opere d’arte ma non le notizie false”
A seguire l’azione legale sarà l’avvocato Giampaolo Cicconi.
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