Naomo contro commissario Digos: “Solo gossip”
Non ci sta Nicola "Naomo" Lodi e affida ai social una risposta dal tono tutt'altro che dimesso agli ultimi articoli pubblicati da Estense.com
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Saranno 264.990 gli elettori ferraresi (406 sezioni) chiamati alle urne per il referendum costituzionale sulla giustizia nelle giornate di domenica 22 e lunedì 23 marzo. In totale, in Emilia-Romagna saranno oltre 3 milioni e 365mila i cittadini che voreranno
Intervento di Sergio Fochi ex Tecnologo di Ricerca (Scientist) della società Dutral spa dopo la bocciatura della maggioranza della mozione sulla riconversione ecologica del Petrolchimico di Ferrara presentata da La Comune
Non si sa cosa abbia fatto di tanto sbagliato da meritare attenzioni tanto alte. Fatto sta che un vicecommissario della Digos proprio non entrava nelle simpatie dei piani alti dell'amministrazione comunale di Ferrara
Ultimi atti della campagna referendaria. Mesi che hanno portato, fra l’altro, a un inasprimento della percezione dei magistrati nell’opinione pubblica. Così come a uno sviamento dal punto nodale della riforma proposta dal governo: ovvero il fatto che le sue conseguenze si riverserebbero direttamente sui cittadini
Luigi Marattin, deputato ferrarese e capogruppo Pd alla commissione bilancio, lancio un altro strale contro il suo bersaglio preferito, i parlamentari del governo gialloverde. Come nei giorni scorsi, il docente universitario contesta il contenuto dei rimborsi previsti nella legge di bilancio. Questa volta però l’attacco da Montecitorio si sposta sulla sua bacheca facebook.
Qui Marattin pubblica in foto il comma dell’articolo “incriminato”, “che sarebbe il presunto rimborso (del solo 30%) agli azionisti delle banche fallite”.
“Ma se leggete bene – fa notare -, c’è scritto che si riferisce alle sole banche poste in “liquidazione coatta amministrativa” (la procedura adottata per Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza). Quindi rimangono fuori gli azionisti delle 4 banche fallite nel novembre 2015 (Carife, Etruria, Chieti e Marche) che – invece – furono poste in “risoluzione” (che è una procedura diversa)”.
“Eccola quindi – conclude – la grande rivoluzione, dopo anni di promesse e di balle: i risparmiatori delle 4 banche del 2015 se li sono completamente dimenticati”.
In realtà ex azionisti ed ex obbligazionisti subordinati rientrano perfettamente nell’ambito delle banche poste in liquidazione coatta amministrativa. Proprio quello infatti fu il destino di Carife, imposto con decreto del 9 dicembre 2015, dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, su proposta della Banca d’Italia.
La confusione potrebbe derivare dalla complicata procedura inaugurata con il fantomatico decreto salvabanche, che anticipò l’entrata in vigore del bail-in imposto dalle norme europee. Con il decreto legislativo 180 del 2015 il governo divise le banche allora sotto amministrazione controllata (Marche, Etruria, Ferrara e Chieti) in bad bank e good bank.
La Vecchia Carife, la bad bank, subì immediatamente la procedura di liquidazione coatta amministrativa e con essa i prestiti in sofferenza (come azioni e obbligazioni subordinate).
La Nuova Carife, la good bank ripulita delle sofferenze e ricapitalizzata, è stata invece traghettata attraverso la risoluzione alla cessione a Bper.
Gli azzerati di Carife, insomma, possono rientrare tranquillamente nella previsione normativa citata da Marattin, essendo detentori di titoli finiti nella Vecchia Carife e quindi in liquidazione. Altro problema forse, in sede di richiesta risarcitoria, potrebbe derivare dalla formula che prevede indennizzi a favore dei risparmiatori che abbiano subito un “pregiudizio ingiusto” da parte di banche e loro controllate. L’aggettivo “ingiusto” è infatti suscettibile di varie interpretazioni dal punto di vista legale. (QUI UN CHIARIMENTO SULLA POSIZIONE DI MARATTIN)
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