Attualità
6 Ottobre 2018
Una nuova ondata di ‘suffragette’ è pronta, ancora una volta, a sradicare il luogo comune che associa il femminismo ad un’immagine piuttosto ‘vintage’

Internazionale. “I sovranismi sono finiti, le donne li hanno abbattuti”

di Redazione | 3 min

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(foto di Alessandro Castaldi)

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Una nuova ondata di ‘suffragette’ è pronta, ancora una volta, a sradicare il luogo comune che associa il femminismo ad un’immagine piuttosto ‘vintage’. E lo fanno quattro giornaliste ‘coi pantaloni’, che dall’Argentina, alla Polonia, passando per Stati Uniti e Pakistan, hanno militato in situazioni politiche, sociali ed economiche molto diverse, eppure con tratti in comune.

E’ il caso di Marta Dillon, che, dopo aver strappato gli applausi di tutto il Teatro Comunale, spiega come in Argentina il movimento femminista sia riuscito a diventare “così tanto di massa”, come nota la giornalista conduttrice della serata Ida Dominijanni, a tal punto da “poter dire che ormai i sovranismi sono alla fine, perché noi donne li abbiamo abbattuti”.

“Nel nostro paese abbiamo attraversato diverse crisi economiche, tra cui quella della fine degli anni Novanta, in cui il tasso di disoccupazione aveva superato il 20% – illustra Dillon -. Gli uomini, che socialmente avevano una posizione legata al reddito, erano depressi. Stavano tutto il giorno a letto, non sapevano che fare. Le donne invece hanno sempre qualcosa da fare: ma il lavoro a cui sono per inerzia attribuite, quello domestico, che in realtà ha una produttività altissima, non veniva e non viene tuttora riconosciuto come tale, ne tantomeno viene remunerato. Ebbene, col femminismo vogliamo cambiare tutto, il sistema entro cui sono stati forgiati il concetto di casa, di famiglia, di forza lavoro”.

Una dimensione, quella della “classe proletaria”, in cui si sta pian piano diffondendo anche il fenomeno ‘me too’, come illustra la giornalista statunitense Katha Pollit, finora associato solo al mondo dei media statunitense e hollywoodiano, e che ha visto, dopo il produttore Harvey Weinstein, una celebrità dopo l’altra smascherata per qualche violenza o molestia. “Dopo le elezioni di Trump la credibilità politica delle donne sta aumentando”, afferma Ida Dominijanni dopo aver letto la stampa mainstream americana, e constatando che “qui in Italia viviamo in un cono d’ombra un po’ misogino rispetto ad altri paesi”.

Il capitalismo è il filo che lega le radici economiche del sistema patriarcale ancora fortemente vigente in tanti paesi, come la Polonia: “61 mila neo-nazisti hanno sfilato a Varsavia per una ‘Polonia bianca’ – riporta la giornalista polacca Marta Lempart – e 14 donne hanno cercato di fermarli, venendo pestate e picchiate. Adesso loro sono sotto processo per aver tentato di fermare questa marcia. E sono sotto processo anch’io, con 14 provvedimenti, uno dei quali si riferisce al mio uso del megafono in suolo pubblico. Prima o poi mi arresteranno, ma so che ci saranno nuove persone pronte a rifarlo. E questa è la grande differenza col passato”.

In quanto a economia però, il malcontento della Polonia si fa sentire in diverse forme, che si ripercuotono sul benessere del Paese, e fa essere euro-scettici “i governi, ancor più che i cittadini”, afferma Lempart. “Seppur con un’Unione Europea dalla quale siamo fortemente delusi, vogliamo rimanerci unicamente perché l’alternativa sarebbe tornare sotto la federazione Russa”.

Una delle zone più cruciali per i movimenti geo-politici, “diventata la posta in gioco delle guerre nel mondo”, è la terra natia della giornalista pachistana Rafia Zakaria, che illustra il doppio fronte dal quale il femminismo pachistano deve difendersi: “da una parte c’è l’islamismo – spiega – che riconosce nel femminismo un movimento occidentale e quindi ci nega la possibilità di esserlo. E dall’altro c’è il neo-imperialismo occidentale, che finge di volerci ‘insegnare’ cos’è il femminismo al modico prezzo di bombardare le nostre terre, facendoci credere che sia per un nobile fine. E’ come essere sul ring – conclude – ma a volte i guantoni non bastano per un solo avversario”.

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