Attualità
14 Luglio 2026
La delegazione dell'Alleanza per l'articolo 27 ha visitato la Casa circondariale di via Arginone. L'appello a rafforzare personale, lavoro e percorsi di reinserimento per non ridurre il luogo a "discarica di esseri umani"

Dentro il carcere di Ferrara: “Emergenza sovraffollamento, ma chi lavora qui tiene in piedi il sistema”

di Elena Coatti | 5 min

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Oltre quattrocento persone ristrette in un carcere progettato per ospitarne 277. È il dato che, più di ogni altro, fotografa la situazione della Casa circondariale “Costantino Satta” di Ferrara, visitata il 14 luglio da una delegazione dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione.

La tappa ferrarese rientrava nella mobilitazione nazionale che ha portato 36 delegazioni all’interno di altrettanti istituti penitenziari in 31 città italiane. Al termine della visita, i rappresentanti delle associazioni e sindacato hanno incontrato la stampa nella Sala dell’Arengo.

“Abbiamo trovato una situazione dignitosa, ma inserita in un quadro assolutamente emergenziale”, ha spiegato Leonardo Fiorentini di Forum Droghe. “La nostra impressione è che questa dignità sia resa possibile soprattutto grazie alla professionalità e alla buona volontà di chi ogni giorno lavora nel carcere, dalla direttrice alla polizia penitenziaria, dagli educatori al personale sanitario, e grazie all’atteggiamento responsabile delle stesse persone detenute”.

A livello nazionale il tasso di affollamento si attesta attorno al 130% e Ferrara, proporzionalmente, segue questo trend: i detenuti presenti sono infatti oltre 400 a fronte di una capienza regolamentare di 277 posti.

Un dato che colloca l’istituto estense pienamente dentro la crisi del sistema penitenziario nazionale, ma con criticità che assumono un peso ancora maggiore se rapportate alle risorse disponibili.

Particolarmente grave è la carenza di personale nell’area educativa e trattamentale, quella chiamata a seguire i percorsi di studio, formazione e reinserimento. La pianta organica prevede cinque figure, già considerate insufficienti per la capienza teorica dell’istituto. Una persona però è appena andata in pensione e un’altra risulta impegnata in alta amministrazione: restano così soltanto tre operatori per seguire le quattro centinaia di detenuti.

“La pena consiste nella privazione della libertà, punto”, ha sottolineato Fiorentini. “Non deve trasformarsi in una somma di pene accessorie: il caldo, la sofferenza, la mancanza di accesso allo studio, al lavoro e alle opportunità di reinserimento”.

La delegazione ha visitato le sezioni, l’infermeria, la cucina, gli spazi per i colloqui e l’area pedagogica. Proprio quest’ultima è stata indicata come uno degli elementi più significativi dell’istituto ferrarese: sono presenti aule studio, una biblioteca e una sala informatica. I detenuto possono conseguire diplomi, sostenere esami universitari e partecipare a corsi di formazione.

Due persone detenute, è stato riferito, stanno seguendo un percorso per occuparsi direttamente della gestione della biblioteca. Esperienze considerate preziose, ma ancora troppo limitate rispetto al numero complessivo delle persone ristrette.

“Il carcere può formare le persone e offrire loro una possibilità lavorativa”, ha osservato Arianna Poli di Arci e consigliera comunale. Da qui l’appello alle imprese ferraresi perché entrino maggiormente in relazione con l’istituto, attivando percorsi professionali e opportunità di impiego. “Deve essere uno scambio: la città può essere una risorsa per il carcere e il carcere può diventare una risorsa per la città”, ha concluso Poli.

Anche Paolo Pastorello, presidente regionale Acli, ha insistito sulla necessità di costruire un rapporto stabile con il territorio. “Occorre ridare dignità e opportunità attraverso il lavoro”, ha detto, ricordando i progetti già avviati negli anni all’interno dell’istituto, tra cui attività di smontaggio e recupero di elettrodomestici destinate al riciclo.

Il nodo, secondo le associazioni, è superare gli interventi occasionali e arrivare a una progettazione strutturata che coinvolga Comune, Provincia, volontariato, terzo settore e imprese. Le Acli provinciali hanno indicato tra le priorità il benessere delle persone detenute e l’orientamento personale e professionale.

Più duro l’intervento di Marco Blanzieri di Cgil, che ha definito il carcere “un deposito di essere umani”, denunciando la mancanza di prospettive reali per chi sta scontando una pena. “Il rapporto tra carcere e città è fondamentale.Serve una piattaforma che permetta di costruire percorsi di rieducazione e riabilitazione”.

Il costituzionalista dell’Università di Ferrara Andrea Pugiotto ha invece rivendicato il valore politico della visita: “Ciò che non si vede sembra non esistere – ha affermato -. Visitare i detenuti significa accendere una luce su una realtà altrimenti nascosta”.

Pugiotto, che aveva già visitato il carcere ferrarese tre anni fa, ha riconosciuto un miglioramento delle condizioni interne. “Nel quadro nazionale, la situazione che abbiamo trovato è più che dignitosa”, ha spiegato. “Resta però un carcere escludente”.

Secondo il costituzionalista, il problema non può essere risolto soltanto migliorando edifici o aumentando i posti disponibili. Occorre ridurre il ricorso alla detenzione, considerandola realmente come ultima misura per i soggetti socialmente pericolosi. “Carcere non è sinonimo di giustizia. Più carcere non significa più giustizia”.

Tutti i componenti della delegazione hanno espresso un ringraziamento alla direttrice dell’istituto, alla polizia penitenziaria e a tutto il personale. Secondo Fiorentini, se il carcere mantiene condizioni dignitose nonostante il forte sovraffollamento e la carenza di organico, “il merito è della professionalità e della dedizione di chi ci lavora ogni giorno e della buona volontà di chi è costretto a viverci”. Un equilibrio che, hanno sottolineato i promotori dell’iniziativa, non può essere affidato esclusivamente all’impegno delle persone, ma richiede risorse e investimenti adeguati.

Infine, a preoccupare è anche il futuro ampliamento del carcere. È prevista la realizzazione di un nuovo padiglione da 121 posti. Per i promotori, però, l’aumento della capienza rischia di non risolvere il sovraffollamento, ma soltanto di far crescere il numero dei detenuti presenti a Ferrara. Con oltre 400 posti regolamentari, “l’istituto potrebbe arrivare a ospitare 600 o 700 persone?”, si è chiesto Fiorentini.

“Sarebbe un carcere di dimensioni enormi per la città – ha avvertito Fiorentini -. Già oggi, con poco più di una decina di detenuti coinvolti in esperienze lavorative con imprese del territorio, si fatica a offrire una reale possibilità di ricostruzione della vita fuori dal carcere. Il problema non è creare nuovi posti, ma evitare che il carcere continui a essere una discarica sociale”.

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