Referendum Giustizia, vittoria del NO
I primi risultati del referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia dopo un'ora dalla chiusura delle urne confermano già la vittoria del NO
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Serata movimentata quello dello scorso 21 marzo in piazza Travaglio, dove una lite tra madre e figlia è finita con un arresto e l'intervento dei carabinieri di corso Giovecca
Tentativo maldestro di fotografare la propria scheda elettorale durante il voto, ma il suono dello smartphone ha reso tutto evidente. L’episodio si è verificato ieri in un seggio della frazione ferrarese di Fossanova San Marco
Attimi di grande apprensione nella mattinata di ieri, sabato 21 marzo, a Pontelagoscuro, dove una donna di ottant'anni è stata colta all'improvviso da un malore mentre si trovava in auto con la figlia
Tragedia nel primo pomeriggio di domenica 22 marzo a Bondeno, lungo la strada provinciale che conduce a Scortichino. Un uomo di 34 anni, Alessandro Pancaldi (classe 1991), ha perso la vita in un violento incidente stradale avvenuto a pochi metri dalla propria abitazione
Valentino Tavolazzi e Matteo Fornasini dicono 12 milioni di euro. La posizione dell’amministrazione comunale non è chiarissima, anche se pare tendente a negare tale importo. Ma quanto è costato davvero a Ferrara non uscire per tempo dall’operazione Dexia?
Un resoconto inviato dall’assessorato alla Finanze del Comune ai consiglieri comunali aiuta ad avere un po’ di numeri certi e, in senso assoluto, Tavolazzi e Fornasini non sembrano così lontani dalla realtà.
Analizzando la tabella dei flussi annuali del contratto di “swap“, iniziato nel 2002 per assicurare un debito di 50 milioni di euro, rinegoziato nel 2003 e poi nel 2005, si nota un andamento positivo fino al primo semestre del 2009: il Comune di fatto guadagna – tranne una battuta d’arresto nel 2005 – incamerando più di 1,6 milioni di euro. I differenziali positivi sono però per lo più concentrati nei primi due anni quando arrivano i 290mila euro di up front da parte di Dexia (ovvero il pagamento del valore attualizzato dei differenziali futuri attesi, il cosiddetto mark-to-market calcolato a inizio contratto), e poi quasi 1,3 milioni fino a tutto il 2004.
Con la rinegoziazione del 2003 e poi del 2005 il derivato inizia piano piano ad essere meno conveniente. Prima è il Comune a dover pagare quasi 169mila euro, poi è Dexia a continuare a versare i differenziali che però per circa due anni e mezzo – pur rimanendo positivi – iniziano ad essere molto inferiori rispetto ai primi due anni, oscillando da un minimo di 20mila euro circa a un massimo di poco meno di 94mila euro.
Dal secondo semestre 2009 in poi inizia un declino nettissimo: la crisi finanziaria globale si mangia il tasso Euribor a 6 mesi – ovvero il parametro su cui calcolare il derivato – e a fine 2011 il Comune si ritrova con un differenziale negativo per 825.123 euro.
Questo è il momento in cui la Giunta decide di chiudere la partita e, dopo varie fasi, abbandona unilateralmente il contratto, esponendosi a una causa da parte di Dexia con la speranza di vincere. Sappiamo come è andata: il Comune ha negoziato un accordo con Dexia secondo il quale deve pagare i differenziali (tutti negativi per circa un milione di euro all’anno) fino alla scadenza nel 2019. Costo: 6.577.506 euro dal 2012 fino al 2017 e un altro milione e mezzo abbondante per gli anni 2018 e 2019.
Solo di costi contrattuali il derivato Dexia è costato dunque poco meno di 9 milioni di euro. Qui sotto trovate uno schema riassuntivo (click per ingrandire):

Fonte: assessorato alle Finanze (tabella modificata da Estense.com nella colorazione e con l’aggiunta del computo totale dello sbilancio)
A questi vanno aggiunti gli interessi e le spese legali a favore dell’istituto di credito previsti dall’accordo transattivo (in tutto poco più di un milione di euro) e si arriva così sopra i 10 milioni di euro. A cui va aggiunto ancora un altro milione circa per le spese legali sostenute dal Comune nei vari giudizi e si arriva abbastanza vicini ai 12 milioni calcolati da Tavolazzi e poi da Fornasini.
I milioni risparmiati se fosse stata attuata la proposta Tavolazzi. L’ex city manager (ma, come visto, anche Fornasini) rinfaccia al sindaco di non aver dato corso all’idea di risolvere il contratto che già si stava rivelando svantaggioso, prima che divenisse anche troppo oneroso per Ferrara. Tavolazzi ha rimarcato più volte la sua proposta di esercitare tale opzione negli anni 2009 e poi 2010, pagando una sorta di penale a Dexia di circa 2,5/3 milioni di euro di mark-to-market secondo le proiezioni del tempo. Se vi avesse dato seguito in quegli anni, a fronte di un esborso di 3 milioni di euro per l’uscita dal contratto, il Comune non avrebbe più dovuto pagare i differenziali negativi cumulatisi negli anni successivi (più o meno 9 milioni se partiamo dal 2011, quasi 11 se partiamo dal 2010), né ovviamente la altre spese di giudizio e di transazione (circa 2 milioni), tenendo così in cassa una somma intorno agli 8/10 milioni di euro.
Ma questa fu un’opzione che l’amministrazione escluse, almeno fino al 2011, quando provò una soluzione simile – come risulta anche da queste slide dell’allora assessore al Bilancio Luigi Marattin – tentando un’interlocuzione con Dexia nel 2011 con l’intento di estinguere il derivato ma senza pagare il mark-to-market tutto e subito. Tentativo comunque ‘cassato’ dai revisori dei conti al tempo, anche perché l’Euribor aveva avuto una piccola ripresa (come si vede dall’immagine a lato) e per via di un sospetto problema di “costi occulti”, ovvero non resi espliciti nel contratto sottoscritto dal Comune. Il risultato fu che il Comune scelse di annullare il contrato in via di autotutela, rischiando però un pronunciamento negativo da parte dei giudici. Che, in sostanza, è arrivato per via indiretta (a spese del Comune di Prato, che era in una situazione quasi identica), costringendo la giunta estense a correre ai ripari e salvare il salvabile: un transazione con Dexia in cui il derivato si paga fino all’ultimo centesimo, con lo sconto solo sugli interessi e le spese di lite. Ma il conto sembra essere comunque salato.
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