Politica
1 Marzo 2018
Il sindaco in commissione consiliare. Entro il 29 marzo serve l'ok del Consiglio per autorizzare il pagamento

Derivati Dexia. Tagliani: “Operato nella maniera più corretta possibile”

Commissione consiliare Dexia
di Daniele Oppo | 5 min

Leggi anche

Referendum Giustizia, vittoria del NO

I primi risultati del referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia dopo un'ora dalla chiusura delle urne confermano già la vittoria del NO

Referendum giustizia. Al voto quasi 265mila ferraresi

Saranno 264.990 gli elettori ferraresi (406 sezioni) chiamati alle urne per il referendum costituzionale sulla giustizia nelle giornate di domenica 22 e lunedì 23 marzo. In totale, in Emilia-Romagna saranno oltre 3 milioni e 365mila i cittadini che voreranno

Commissione consiliare Dexia“Non è un gran successo politico, né un gran disastro. Secondo me è stata una gestione molto prudente della vicenda”. Così il sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani, ha riassunto la vicenda Dexia, che ha visto il Comune arrivare a una transazione con l’istituto di credito franco-belga per chiudere la partita dei derivati.

Il sindaco e l’assessore al Bilancio Luca Vaccari hanno fatto un po’ il quadro della situazione alla 1^ commissione consiliare, chiamata a discutere la proposta di delibera per autorizzare l’Amministrazione comunale a pagare – entro il 29 marzo prossimo – gli importi dovuti a Dexia fino ad ora e chiudere ufficialmente una vicenda che si trascina almeno dal 2012, quando Ferrara fu uno delle tante amministrazioni italiane a chiudere unilateralmente il contratto in autotutela. In caso contrario la causa davanti all’Alta Corte di Londra andrà avanti, ma con un esisto praticamente già conosciuto: il Comune soccomberà e si troverà a dover pagare una cifra con tutta probabilità superiore a quella prevista dall’accordo transattivo.

Oltre a quanto previsto dal contratto fino al 2019 (che è stato riconosciuto pienamente valido), in forza dell’accordo transattivo Ferrara dovrà pagare le spese legali a Dexia (ma ridotte a un terzo) e gli interessi di mora che l’istituto di credito ha ridotto al tasso Euribor aumentato del 2% anziché del 5% (in soldoni si arriva a 380mila circa anziché 1 milione).

E se i consiglieri di opposizione si sono mostrati agguerriti nel rinfacciare al Comune la conclusione non certo positiva (almeno in senso assoluto) della vicenda – con Matteo Fornasini (Fi) che parla di un aggravio di costo di 12 milioni di euro a carico dei cittadini -, il sindaco ritiene che abbia poco da rimproverarsi. Innanzitutto sul costo secco dei derivati, usati a partire dal 2002 per “assicurare” 50 milioni di debito arretrato del Comune.

Mostrando una tabella di confronto tra il costo dei derivati (compresi i differenziali positivi e negativi) e una alternativa copertura con un mutuo a tasso fisso, assessore e sindaco hanno evidenziato come l’aggravio di spesa si sia comunque fermato a 1.165.322 euro (figure sotto, fornite da Vaccari ai consiglieri comunali, clic per ingrandire).

Ma Tagliani rivendica la correttezza del suo operato anche in merito alla decisione di revocare il contratto in autotutela: quando le cose iniziarono ad andare male (cioè dal 2008, con l’inizio della crisi economica globale e il crollo dell’Euribor, che perdura fino ad oggi, tant’è che è negativo) la giunta provò a raggiungere un accordo di uscita che venne rigettato da Dexia perché per lei sconveniente.

“Acquisimmo dei pareri autorevoli per sapere se il calo dei tassi ci avesse creato degli appigli normativi e ci dissero che il contratto era attaccabile sotto diversi punti di vista, e così fecero anche Prato e Lucca. Avevamo corposi e robusti pareri legali”. Si avviò la fase giudiziaria abbastanza nota che ha visto Dexia soccombere prima davanti al Tar e poi, dopo l’impugnazione davanti al Consiglio di Stato che demandò tutto al giudice naturale londinese, anche davanti al tribunale di 1° grado. Qui la vicenda di Ferrara si intreccia fortemente con quella di Prato, quasi identica ma in fase più avanzata, con il Comune toscano che si è visto soccombere davanti al giudice di appello, con sentenza irrevocabile e che farà stato per tutte le altre cause: è questo il motivo per cui Ferrara ha deciso di abbandonare la disputa legale e cercare un accordo.

Mentre erano in corso le cause, ricorda Tagliani, “con l’allora assessore Marattin avevamo provato anche a rinegoziare il derivato, ma il collegio dei revisori non diede parare favorevole”. In più, aggiungono sindaco e assessore, “anche dopo le segnalazioni delle opposizioni, la Corte dei Conti ci aveva in qualche modo sollecitato a resistere in giudizio”. Insomma, il motivo per cui Ferrara non uscì prima dal contratto è che nel primo caso non ci fu il necessario accordo con la controparte, nel secondo perché i revisori dei conti, davanti alla possibilità di vedere il contratto dichiarato nullo, non diedero il benestare a una sua rinegoziazione che avrebbe potuto portare a un ingiustificato aggravio di spesa per il Comune: “I revisori non avrebbero mai accettato un esborso maggiore del Comune davanti a un andamento dei tassi che conosciamo oggi ma che non conoscevamo ieri”.

“Noi crediamo di aver operato nella maniera più corretta possibile – sostiene Tagliani -. Se non avessimo fatto quella delibera e la corte di secondo grado avesse deliberato in maniera opposta, oggi ci saremmo potuti trovare a dover spiegare perché non avevamo fatto ricorso, con un problema di responsabilità notevole. Abbiamo gestito la controversia in modo da spendere il meno possibile”.

Il monito del sindaco è però tutto sull’impegno imminente: votare la variazione di bilancio per spostare i soldi necessari dal fondo vincolato (i famosi accantonamenti) e poter pagare Dexia prima del 29 marzo: “All’epoca era necessario impugnare il derivato, oggi si può decidere di chiudere qui o di andare avanti: se il 29 marzo il Consiglio comunale non decide, poi bisogna prendersi la responsabilità per non aver messo il sindaco nelle condizioni di poter pagare”. Tesi questa portata a sostegno anche dai consiglieri Alessandro Talmelli  e Dario Maresca (Pd).

Altri consiglieri di opposizione –  Claudio Fochi e Federico Balboni (M5S) e Vittorio Anselmi (Fi) – hanno criticato più la decisione di utilizzare lo strumento dei derivati per ‘coprire’ il debito, che le attività dell’amministrazione Tagliani, pur non nascondendo un certo tono critico. A differenziarsi è stato Francesco Rendine che ha parlato di “vicenda strumentalizzata da tutte le parti: era acclarato che al tempo il derivato convenisse, ma non si può oggi ricattare i consiglieri dicendo che o si vota la delibera o si perdono altri soldi senza provare ad andare avanti con la causa perché non si sa cosa potrà accadere”.

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com