Lun 1 Lug 2013 - 1279 visite
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Derivato Dexia, replica di Marattin: “Deliri e bugie”

L'assessore al bilancio ricostruisce la vicenda e attacca Tavolazzi e Cavicchi: "Vittime di un brutto colpo di sole"

admin-ajax (6)“Sebbene l’estate 2013 sia purtroppo incerta dal punto di vista meteorologico, i consiglieri Tavolazzi e Cavicchi devono evidentemente essere caduti vittima di un brutto colpo di sole. Consiglio loro pezze fredde sulla fronte e stare un po’ all’ombra. Passerà tutto”. Non usa formule diplomatiche l’assessore al bilancio di Ferrara Luigi Marattin nel rispondere all’attacco dei consiglieri comunali (rispettivamente Ppf e Lega Nord) Valentino Tavolazzi e Giovanni Cavicchi (vai all’articolo) in merito alla mancanza di trasparenza dell’amministrazione nella gestione del derivato Dexia. L’assessore ricostruisce infatti quanto avvenuto tra il marzo del 2011 e l’estate del 2012, sostenendo che “nella conferenza stampa fatta sabato i consiglieri hanno pesantemente delirato raccontando una impressionante sequenza di bugie. Ecco invece quanto realmente accaduto. Occhio alle date”.

“Nel marzo del 2011 – spiega Marattin – il Comune di Ferrara comincia ad affrontare la questione-derivato con l’intento di risolverla. Per quasi nove mesi lavora ad un’ipotesi transattiva, che viene compiutamente definita con la controparte, ma che nel gennaio 2012 non viene avvallata dal Collegio dei Revisori dei Conti del Comune di Ferrara, che invita invece il Comune ad approfondire la via giudiziaria (in un primo momento esclusa dal Comune per la sua rischiosità). Nel maggio 2012, dopo un breve approfondimento, il Comune di Ferrara notifica a Dexia l’avvio della procedura di annullamento in autotutela degli strumenti derivati; decisione che viene votata dal Consiglio Comunale nel luglio 2012. Da allora parte il doppio procedimento (amministrativo e civile) di Dexia nei confronti del Comune, procedimento ancora in corso”.

L’interessamento della Corte dei Conti negli atti che riguardavano i derivati sarebbe nata invece, secondo l’assessore, proprio da una mossa del consigliere Tavolazzi, “che nel dicembre 2011, per sviare l’attenzione della stampa dall’indagine che lo riguardava (la doppia residenza, a Francolino e in Via Calzolai), fa un esposto alla Corte dei Conti, coadiuvato dal consigliere Cavicchi. Nell’estate 2012 – dopo l’avvio della procedura di annullamento in autotutela del derivato – la Corte dei Conti ci chiede gli atti inerenti il derivato, come conseguenza automatica dell’esposto dei due consiglieri. Fine della storia. Non vi è quindi alcun legame tra richiesta atti della Corte e decisione di annullare i derivati, semplicemente perché la nostra decisione è avvenuta prima”.

Secondo Marattin l’esposto del capogruppo Ppf “deve essersi risolto in un nulla di fatto”, considerato che “da allora la Corte dei Conti non si è più fatta viva, e per legge ha cinque anni per comunicarci se un procedimento è stato avviato o concluso, o archiviato. Per ulteriore sicurezza, due mesi fa abbiamo scritto alla Corte dei Conti, chiedendo conferma definitiva. Quindi siamo noi stessi a voler sapere lo stato del procedimento. Figurarsi quindi se vogliamo nasconderne l’esito, come ci accusano i due consiglieri. Gli atti a cui Tavolazzi e Cavicchi si riferiscono sono semplicemente i verbali con cui la Corte dei Conti, sulla base dell’esposto fatto dai consiglieri, ci chiedono i contratti dei derivati, per poter capire di cosa si tratta. Non glieli possiamo dare perché la normativa esclude dall’accesso agli atti la documentazione relativa ad un procedimento in corso. Spiace, ma le leggi non le fanno Tavolazzi e Cavicchi, e considerando i due soggetti, c’è da esserne oltremodo contenti. Tutti gli altri atti inerenti la vicenda, con eccezione di questi due, sono stati già da tempo consegnati (e più volte) al consigliere Tavolazzi”.

E riguardo al merito “tecnico” dell’acquisto dei derivati, Marattin afferma che “l’ironia più grande è che nel 2002 fu proprio Tavolazzi, che ora si è fissato con questa storia del derivato vedendo ovunque complotti e oscurità, che da direttore generale consigliò al Comune l’utilizzo di strumenti derivati per ridurre il costo dell’indebitamento. Il documento è tuttora reperibile sul sito di Ferrara. Tutto ciò detto e premesso, continuo a consigliare ai due consiglieri maggiore cautela nell’esposizione al sole, d’ora in poi”.

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