
(foto di archivio)
Che la mafia esista anche al Nord è un dato di fatto che non può più essere nascosto, neppure dai più scettici, e che si sia ampiamente affacciata anche nel Ferrarese è altrettanto certo.
Lo dimostrano i beni confiscati negli ultimi anni alle mafie nel nostro territorio, ma anche i fatti di cronaca più recenti. Come quelli dello scorso anno, inclusi nell’ultimo rapporto sull’attività svolta nel primo semestre 2017 dalla Direzione investigativa antimafia (Dia). Per Ferrara, intesa come provincia, si parla quasi esclusivamente di attività legate ai clan di Camorra e alle ‘ndrine calabresi.
Criminalità calabrese e l’ortofrutta. Ferrara non è stata toccata dalla grande operazione Aemilia che svelato il modus operandi delle cosche in Regione e i comportamenti che ne hanno favorito lo sviluppo, ma non è immune alle attività mafiose. In particolare, nella nostra provincia, insistono le ‘ndrine affiliate dei Pesce-Bellocco di Rosarno (Reggio Calabria), due delle cosche più potenti. Nell’aprile 2017, su ordine della Dia di Reggio Calabria, durante un vasto blitz che portò all’arresto di 12 persone, vennero sequestrate nel Ferrarese due attività commerciali legate al clan Pesce, che puntava a creare un monopolio forzoso nel trasporto su gomma dei prodotti ortofrutticoli per conto terzi, allargando così il business oltre il traffico della droga.
Criminalità campana: i Casalesi e l’Alleanza di Secondigliano. Ferrara non è immune nemmeno alla criminalità di stampo camorristico. In particolare, evidenzia il report, “i Casalesi sono presenti soprattutto nella provincia di Modena, con diramazioni nelle province di Ferrara, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini e Parma”. La loro attività principale sembra essere quella che punta ai reati di tipo economico finanziario, ma la Dia – almeno per il primo semestre 2017 – non segnala azioni particolari nei loro confronti.
Lo fa però per quanto riguarda l’Alleanza di Secondigliano, che fino agli anni Novanta del secolo scorso, quando iniziò il declino e il conseguente apparentamento con i Casalesi, era uno dei cartelli camorristici più potenti. Nel febbraio 2017 la squadra mobile di Ferrara arrestò a Tresigallo Giuseppe Lomasto – legato al clan Licciardi – sul quale pendeva un mandato di cattura: doveva scontare una pena definitiva di dieci anni per reati legati al traffico internazionale di stupefacenti tra Italia, Spagna e Olanda. Lo stesso pregiudicato, nel successivo mese di marzo, venne poi raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla procura di Ferrara nell’ambito dell’operazione ” Piazza 900″, condotta questa volta dai carabinieri. Con lui (condannato a 4 anni e 2 mesi) vennero arrestati i due figli (Francesco ed Emanuele, condannati rispettivamente a 2 anni e 8 mesi e 2 anni e 4 mesi), un altro pregiudicato napoletano (Maurizio Morra, condannato a 3 anni e 10 mesi) ed una cittadina ucraina (Halyna Yaichnyk, condannata a 2 anni e 2 mesi, più l’espulsione dall’Italia), con l’accusa di importare droga dalla Campania e di spacciarla in vari comuni del ferrarese. Il loro arresto venne reso possibile dalla confessione di un altro ‘pesce piccolo’ della banda Lomasto, Raffaele D’Addio, che rivelò l’intenzione di commettere anche rapine violente, tutte ‘sabotate’ dagli inquirenti per preservare l’incolumità degli ignari cittadini.
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