Cronaca
21 Ottobre 2017
Sentiti due testimoni nel processo per l'omicidio colposo di Quinto Pittori

Mortale in A13, il camion procedeva a zig-zag già prima dello schianto

di Redazione | 3 min

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Da una parte l'auto parcheggiata in divieto di sosta, dall'altra la presenza di un'anomalia, un avvallamento, sull'asfalto. Sono questi i due elementi su cui, all'udienza di ieri (lunedì 23 marzo) mattina, è stato sentito Marco Manservigi, agente della polizia locale Terre Estensi che effettuò i rilievi del sinistro stradale di via Canonici in cui - ad agosto 2023 - morì Alessio Maini

(archivio)

Andava a zig zag, tra la corsia di marcia e quella d’emergenza già prima dello scontro fatale con altri due camion fermi per l’avaria di uno di essi. È quanto emerso nel processo che vede un autista ungherese a processo per l’omicidio colposo di Quinto Pittori, anche lui autista, morto in un terribile incidente sull’Autostrada A13 l’11 novembre 2015.

Davanti al giudice Luca Marini sono stati sentiti come testimoni altri due camionisti: il primo che faceva ‘da scorta’ a Pittori e che lo seguiva nel tragitto e il secondo che tamponò il camion dell’imputato – assente, difeso dall’avvocato Emiliano Mancino – quando questo era ormai messo di traverso in mezzo alla carreggiata.

I fatti in breve: Pittori si dovette fermare per un’avaria al suo camion nel tratto di A13 tra Ferrara e Occhiobello, in direzione Bologna. Un altro mezzo pesante si accostò a sua volta per dare una mano a Pittori, ma lasciando un tratto del camion in mezzo alla carreggiata perché la corsia d’emergenza era troppo stretta. Mentre Pittori scese controllando l’avaria sul retro del suo mezzo e verificare che i polli che aveva nel carico stessero bene, il terzo camion con alla guida Karoly Szuda – l’odierno imputato – non riuscì a frenare in tempo e l’impatto fu inevitabile, violentissimo e, purtroppo, tragico.

Il camionista che aiutava Pittori – chiamato in udienza dalla procura, rappresentata dal vpo Alessandro Rossetti – ha detto di avergli detto di non fermarsi nella corsia d’emergenza, proprio perché troppo stretta, ma di andare fino alla vicina stazione di servizio. Pittori però si fermò ugualmente e scese dal mezzo, invadendo a piedi la carreggiata e senza indossare il giubbotto rifrangente. Mentre il testimone stava cercando il suo giubbotto per poi scendere, sentì che il camion dell’imputato lo aveva colpito. Un urto talmente violento da spostare il secondo mezzo in avanti di circa 20 metri. Il terzo camion poi proseguì il suo percorso urtando le fiancate di entrambi i mezzi pesanti, travolgendo in questo modo Pittori che si trovava sulla carreggiata e finendo poi la sua corsa in mezzo alla strada, di traverso. A quel punto sopraggiunse il quarto camion, guidato dal secondo testimone, che vide in tempo lo scontro ma non riuscì a fermarsi perché incappò in un pozza d’olio.

Entrambi i testimoni hanno confermato che in quel tratto di strada la visibilità era buona, nonostante la nebbia, arrivando a circa 150-200 metri. Quel che ha affermato il secondo teste però è che Szuda aveva una condotta di guida strana, procedeva a zig-zag, sbandando tra la corsia di marcia e quella d’emergenza già prima dell’urto, motivo per il quale lui e anche altri automobilisti decisero di rimanergli dietro, senza azzardare sorpassi.

L’udienza è stata aggiornata al 20 novembre, quando verranno sentiti gli operatori della Polstrada intervenuti.

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