Copparo
13 Luglio 2016
Preoccupazione alle stelle per i lavoratori dello stabilimento. I sindacati: "Non sopporteremo un'altra ristrutturazione"

Sciopero Berco: “Voci su apertura crisi e centinaia di esuberi”

di Redazione | 3 min

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Copparo. Uno sciopero “morbido”, di 4 ore per turno, con presidi non troppo numerosi davanti allo stabilimento. Solo un segnale, per il momento, che sindacati e lavoratori della Berco di Copparo hanno voluto lanciare oggi all’azienda in vista del rinnovo del contratto e come risposta alle voci insistenti di una prossima apertura della crisi per lo stabilimento.

Si parla, ormai da qualche mese, di alcune centinaia di esuberi, rispetto ai quali l’azienda non conferma né smentisce. Nessuna comunicazione sulle reali intenzioni, atteggiamento che non ha fatto altro che alimentare la preoccupazione, ormai salita alle stelle, dei circa 1.640 lavoratori della Berco. Se l’azienda non si scuce, a parlare sono alcuni segnali ben poco confortanti per il futuro dello stabilimento: redditività al di sotto degli obiettivi fissati, appalti affidati ad aziende al di fuori della provincia di Ferrara e un’indagine, commissionata a una società specializzata, sul rapporto tra lavoratori diretti e indiretti.

“L’azienda non conferma né smentisce gli esuberi – riferisce il segretario provinciale della Fiom, Samuele Lodi, presente al presidio di questa mattina – ma nello stesso tempo ha ammesso l’esistenza di un disequilibrio tra diretti e indiretti. Vi sarebbero cioé troppi lavoratori indiretti (non solo impiegati, ma anche manutentori, carrellisti, etc.) in rapporto a quelli diretti”. “E guarda caso – aggiunge il segretario provinciale della Uilm, Paolo Da Lan – la Boston Consulting sta facendo proprio un’analisi-radiografia di questo rapporto. Analisi che potrebbe portare agli esuberi”.

Regna, insomma, l’incertezza più assoluta sulle sorti dei dipendenti e della stessa Berco. E lo sciopero di oggi, proclamato unitariamente da tutti i sindacati di categoria dei metalmeccanici, è solo un “assaggio” di ciò che potrebbe avvenire al rientro dalle ferie, a settembre. “Paradossalmente – spiega Lodi – l’azienda ha fretta di rinnovare il contratto, ma la situazione che si è determinata ci impone di chiedere prima certezze e garanzie. Anche alla luce dei risultati di bilancio, che parlano per la Berco di una redditività al 2%, ben al di sotto dell’obiettivo del 5% che si era previsto. Se tutti questi problemi sfocieranno nell’apertura della crisi, non mancheranno iniziative più energiche di quella odierna. E’ assolutamente da scongiurare un’altra ristrutturazione, l’azienda non sarebbe più in grado di sopportarla”.

Ad aggiungere preoccupazione, inoltre, sono gli appalti affidati a ditte esterne: “Sempre più spesso – dice Da Lan – vengono assegnati ad aziende della zona di Terni. Perché proprio Terni? E’ una domanda che ci siamo posti. Abbiamo fatto supposizioni, non avvalorate da alcun dato certo. E’ certo però che a Terni insistono le acciaierie ThyssenKrupp”.

L’unico elemento di certezza ottenuto dall’azienda riguarda invece l’obiettivo della riduzione del salario. “La Berco non è ben gestita dall’alto – commenta Da Lan – e ancora una volta si vuole mettere mano all’ultimo anello della catena. Ma qui abbiamo un problema di manico, non di martello”.

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