Jolanda
26 Gennaio 2016
Nel processo per truffa a carico del broker sono stati sentiti i responsabili dell'area legale di Mediolanum

Caso Mazzoni, la banca ha già risarcito danni per 2,5 mln di euro

di Daniele Oppo | 2 min

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processo MazzoniJolanda di Savoia. È la volta dei testimoni di Banca Mediolanum nel processo che vede imputato il promotore finanziario Raffaele Mazzoni, accusato di aver architettato una truffa da circa 11 milioni di euro.

“È il caso più eclatante e numericamente più rilevante da quando mi occupo dei sinistri del gruppo, cioè dal 1987”, ha affermato l’avvocato Ettore Parlato, a capo dell’area legale di Mediolanum che ha spiegato al giudice Debora Landolfi come l’istituto si sia accorto della truffa messa in atto dal broker, che curava gli investimenti di circa 180 clienti per la banca: “Tutti gli indicatori relativi a Mazzoni erano negativi, ma poi abbiamo verificato un’anomalia”. L’anomalia è l’emissione di tre assegni da più di 5mila euro su un conto unico sul quale il cliente non aveva poi operato alcuna verifica. Parlato ha spiegato anche la difficoltà di accorgersi dei movimenti operati da Mazzoni, dato che spesso gli assegni venivano incassati in altri istituti di credito, sui quali Mediolanum non poteva fare verifiche, a meno che non si trattasse di importi molto rilevanti.

E d’altronde non ci sarebbero stati segnali prima di quella anomalia e delle successive denunce dei clienti: “La posizione di Mazzoni non è mai stata segnalata per un provvedimento disciplinare – ha spiegato Luca Silva, al tempo coordinatore del settore contenziosi extragiudiziali del gruppo milanese -. Quando abbiamo fatto le verifiche ci siamo resi conto che in tutti gli anni di attività non risultava nemmeno un reclamo, non c’era nulla. Per la banca era un professionista senza problemi e che non aveva un portafoglio clienti particolare”.

Silva ha fornito anche le cifre dei clienti che chiedono ora i danni alla banca: in tutto sono 128. Di questi, 39 posizioni sono già state definite tramite accordi transattivi in cui la banca ha riconosciuto 2,3-2,5 milioni di risarcimenti a fronte di richieste che arrivavano a 3,4 milioni di euro totali. Per altre 30 la proposta è stata formulata ma non si è ancora arrivati a conclusione, mentre “per altre 60 posizioni è stata la banca a non ritenere allo stato che fosse possibile una proposta in assenza di un’adeguata istruttoria”. In genere, come spiegato ancora da Silva, si tratta dei casi più complessi, in cui la documentazione fornita dai clienti non è completa e non risulta lineare.

Ci sono anche dei giudizi civili: “14-15 cause, la metà concluse con una transazione, due estinte e le altre ancora in corso: per quelle che rimangono – ha dichiarato Silva – le richieste sono tra i 2 e i 3 milioni di euro”.

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