Comacchio
7 Marzo 2014
Gli imputati respingono ogni accusa: nessun accordo segreto tra politica e imprenditoria

Comacchiopoli, gli imputati: “Lavorammo per il bene comune”

di Ruggero Veronese | 3 min

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admin6Comacchio. Nessun accordo sottobanco tra imprenditoria e politica comacchiese, ma solo incontri informali accompagnati da consigli e indicazioni per lo sviluppo del territorio. È questo, in sintesi, quanto dichiarato in tribunale dagli imputati nel processo “Comacchiopoli”, che vede cinque ex funzionari e consiglieri comunali accusati di aver, secondo la procura, agevolato pratiche edilizie in cambio di soldi o favori, come la sponsorizzazione della squadra di calcio locale. Alla sbarra a vario titolo per corruzione, istigazione alla corruzione e omissione in atti d’ufficio sono quindi vari ex funzionari dell’amministrazione pubblica lagunare e un consigliere: Manlio Carli e Antonio Pini, (ex dirigenti all’urbanistica del Comune), Eugenio Gramolelli (ex consigliere comunale Pd e assessore alle attività produttive), Fabrizio Felletti (ex assessore allo sport), Iginio Ferroni (ex consigliere di Alleanza Nazionale) e Berto Cavallari (ex assessore all’urbanistica).

Sono due i filoni attorno a cui ruota l’inchiesta: quello relativo ai permessi per edificare il capannone commerciale, oggi sede del centro Brico, e quello che ruota attorno al progetto di un nuovo porto turistico sulla costa. Quest’ultimo caso vede coinvolto soprattutto Ferroni, che secondo la procura avrebbe richiesto all’imprenditore Gandolfi una somma attorno ai 50 mila euro per “far passare” in consiglio le pratiche necessarie per far partire i lavori. Una tesi che durante l’ultima udienza è stata contestata dallo stesso imputato, che durante l’esame ha affermato di aver effettivamente ipotizzato una cifra simile (tra i 30 e i 50 mila euro), ma solo per discutere di un’idea che aveva suggerito a Gandolfi, quella cioè di organizzare una convention a Comacchio per annunciare il progetto. “Non legai assolutamente il mio voto in consiglio a questa convention – afferma Ferroni -. Le mie perplessità nascevano dal fatto che un’impresa avesse un progetto da 150 milioni senza volerlo presentare in pubblico, ma passando solo attraverso la politica”.

Più complesso il discorso sul centro Brico, per il quale le tesi della procura ruotano attorno a un incontro del 25 marzo 2008, a cui parteciparono Gremolelli e Felletti assieme all’imprenditore Luciano Vazzoler (già condannato a un anno e 8 mesi in rito abbreviato). Era passata circa una settimana dall’approvazione da parte del consiglio comunale dei lavori per il nuovo capannone, quando il due ex assessori comacchiesi si recarono all’incontro con l’imprenditore. La tesi della procura, che si poggia anche sulle intercettazioni registrate in quei giorni dalle telefonate degli imputati, è che l’incontro servisse a confermare l’accordo per la sponsorizzazione della squadra di calcio, dal momento che la politica aveva provveduto a far raggiungere a Vazzoler il proprio obiettivo. Una linea che viene rigettata in toto dagli imputati, secondo cui l’incontro ci sarebbe stato, ma gli assessori si recarono in veste istituzionale per parlare dei progetti di sviluppo di Comacchio e di alcune attività da insediare all’interno dei centri commerciali. Una tesi confermata anche da uno dei testimoni dell’incontro, un funzionario comacchiese che quel giorno accompagnò sul posto i due assessori.

La tesi della procura viene quindi “ribaltata” dagli stessi imputati, che affermano che i fatti contestati furono compiuti addirittura per il bene della città: da un lato attraverso l’organizzazione di una convention promozionale, dall’altro nel cercare collocazione per le attività commerciali dei cittadini. Alla prossima udienza sarà la volta dei testimoni della difesa e, in maggio, si potrà arrivare all’attesa sentenza finale.

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