
Una delle assemblee all’interno del petrolchimico, prima della firma dell’accordo
Gli esuberi in Basell toccano quota 41 e chiudono così, nel modo più temuto dai sindacati ferraresi, la vertenza aperta a fine 2012 nel centro ricerche Giulio Natta. Il 24 dicembre è stata infatti recapitata una lettera di fine rapporto con effetto immediato a una dipendente dello stabilimento, analoga a quella consegnata otto giorni prima a un collega. Due licenziamenti che trovano la ferma opposizione dei sindacati ferraresi, che ne contestano soprattutto le modalità e affermano che l’azienda avrebbe violato i contenuti dell’accordo firmato il 19 luglio scorso in Regione e sottoposto a revisione definitiva il 20 settembre.
“Per quanto ci riguarda – afferma il segretario Uilcem – Uil Michele Mazzolenis – vale quanto espresso dopo il primo licenziamento di due settimane fa. Non entro nel merito dell’aspetto professionale dei singoli dipendenti: l’azienda ha deciso di intraprendere una strada che l’accordo firmato, dove valeva il principio di volontarietà delle candidature sulla base degli incentivi economici, sembrava aver scongiurato”. Incentivi all’esodo volontario o al prepensionamento per i quali i due dipendenti scelti ora dall’azienda non hanno mai fatto richiesta.
Ed è proprio su queste basi che i sindacalisti criticano il comportamento dei dirigenti Basell e si preparano a confrontarsi con i dipendenti. Il timore infatti è quello che la molti lavoratori dello stabilimento, sentendosi ormai “al sicuro” con la definitiva chiusura della vertenza, possano schierarsi in favore della decisione dell’azienda. “Ma in questo caso – afferma Vittorio Caleffi di Uilcem – non stiamo parlando di due semplici licenziamenti, ma di un’azienda che non rispetta i patti. Il tema vero è quello dell’affidabilità di una società di fronte ai lavoratori, i sindacati e le istituzioni pubbliche di fronte alle quali aveva preso un impegno”.
L’impegno a cui si riferisce il rappresentante sindacale è quello espresso dai dirigenti Basell il 20 settembre, quando si limitarono a scegliere 39 delle 51 candidature volontarie presentate dai sindacati (la quota da raggiungere era 41), dichiarandosi già soddisfatti della conclusione della vertenza. Ma i due licenziamenti mancanti sono comunque arrivati, anche se solo tre mesi dopo e senza alcuna richiesta di nuove candidature volontarie. “È anomalo – commenta Caleffi – il fatto che abbiano usato la stessa procedura collettiva che sembrava chiusa il 20 settembre. La procedura di licenziamento collettivo utilizzata per giustificare questi due esuberi era fondata su strumenti precisi, che in questo caso non sono stati utilizzati. È una situazione che richiede un confronto tra il sindacato e i lavoratori, che devono prendere coscienza di come l’azienda abbia violato il patto”.
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