Ruba al supermercato e schiaffeggia il direttore: arrestata e condannata
Arrestata per rapina impropria dopo aver tentato di uscire da un supermercato del centro con merce non pagata e aver aggredito il direttore
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Scortichino. Martina non poteva essere salvata. È la conclusione cui è giunta il medico legale Maria Rosa Gaudio al termine della perizia disposta dal tribunale di Ferrara per verificare eventuali colpe mediche nel decesso della donna di 38 anni avvenuto l’11 giugno.
Martina Aldi, originaria di Scortichino e residente con il compagno a Finale Emilia, morì all’ospedale di Baggiovara nel modenese, dove si trovava ricoverata in terapia intensiva. La donna, che era incinta, era entrata in coma dopo la scossa di terremoto del 29 maggio, perdendo anche il bambino. Quel giorno si trovava a Finale, epicentro del disastro. Il primo terremoto del 20 maggio l’aveva mandata nel panico e stava cercando di riprendersi.
Poi quel secondo sisma l’aveva di nuovo sconvolta, tanto che il giorno successivo perse i sensi mentre si trovava nella sua casa di Finale Emilia cadendo in coma. Un coma dal quale purtroppo Martina non si è più ripresa.
Per quel decesso la procura di Ferrara aprì un’inchiesta in seguito all’esposto della famiglia – assistita dall’avvocato Patrizia Micai – che cercava di capire i motivi della tragedia. Il pm Patrizia Castaldini aprì un fascicolo per omicidio colposo e indagò sei persone: cinque sanitari degli ospedali di Bondeno, Baggiovara e del 118, e un autista di ambulanza (difesi dagli avvocati Bova, Mattioli e Pesce).
Per capire se vi furono imperizie o negligenze nella vicenda, il gup Monica Bighetti dispose la perizia che ieri è stata discussa in incidente probatorio. Secondo le conclusioni “le condotte mediche non possono essere causalmente incidenti e determinanti sull’evoluzione mortale dell’aritmia”. La causa del decesso viene ricondotta a una “insufficienza multi-organo” in una persona che a causa dell’incidente accusava l’avvenuta mancanza di ossigeno al cervello in seguito all’arresto cardiaco. “La rapida – conclude il perito – ed irreversibile evoluzione del quadro clinico non poteva essere prevedibile né poteva essere arrestata”.
Il gup ha rinviato ora gli atti al pm che valuterà se chiedere l’archiviazione o una integrazione di prove.
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