Maltrattamenti e violenze su madre e sorella, per un 40enne scatta il divieto di avvicinamento
Non potrà più avvicinarsi alla madre e alla sorella né ai luoghi da lei abitualmente frequentati dopo anni di vessazioni e percosse
Non potrà più avvicinarsi alla madre e alla sorella né ai luoghi da lei abitualmente frequentati dopo anni di vessazioni e percosse
Diverse ecchimosi ed escoriazioni, fratture alle ossa nasali, ferite da strappo del cuoio capelluto e la frattura dell'undicesima costola destra. Sarebbe solo una parte delle vessazioni e dei maltrattamenti che una donna avrebbe subito dal compagno fino a quando, dopo averlo denunciato, nei suoi confronti è stato disposto il divieto di avvicinamento
Gli spari dei cacciatori nelle prime ore del mattino di giovedì 3 settembre hanno suscitato la preoccupazione di alcuni residenti nelle zone di Fondoreno e Borgo Scoline, alle porte di Ferrara. A segnalare la situazione a Estense.com è un abitante della zona
Pronti a salire in sella e partire alla scoperta di significativi luoghi del territorio? Sabato 5 settembre torna l’appuntamento con “Uno sguardo sul paesaggio”
Attività all’aria aperta, convivialità e musica animeranno il pomeriggio e la serata di sabato 5 settembre a Gradizza, grazie all’evento “Biciclata con Cena”
Copparo. “Ministro della giustizia Patrizia Moretti”. Ma anche tutte quelle persone che hanno imparato sulla propria pelle cosa significa l’ingiustizia. Come la sorella di Stefano Cucchi, il figlio di Aldo Blanzino, la sorella di Giuseppe Uva e, appunto, la madre di Federico Adrovandi. Loro sarebbero perfetti per il ministero della giustizia. Gramsci, se fosse capo del governo, vorrebbe loro. Allo stesso modo Gramsci, questo “nano di un metro e mezzo che in dieci anni di prigione è diventato un gigante”, vorrebbe un contadino al ministero dell’agricoltura, un precario al lavoro (“e non uno che si fa scendere una lacrima quando parla di sacrifici”), un immigrato agli esteri. “Gramsci farebbe così”, assicura dal palco del De Micheli di Copparo Ascanio Celestini.
Nel suo “Discorsi alla nazione”, seguito a 24 ore di distanza – sempre nel teatro di piazza del Popolo – da “Pro Patria”, l’attore romano ha messo in scena a furor di paradossi quella che è l’Italia dopo 150 anni dalla sua unità. Un’Italia che festeggia il suo più recente anniversario dimenticandosi della sua monarchia (“non proprio illuminata, il migliore fa la pubblicità in tv dell’olio di oliva”), del suo ventennio fascista, delle sue guerre in Abissinia, del suo ventennio berlusconiano. Fino al prossimo ventennio, forse “quello che chiameremo dei tecnici”, che hanno “governato un anno intero senza aver ricevuto un voto dagli italiani”. E che si permettono di dire che “il posto fisso è noioso”.
Gramsci non avrebbe detto così. Ma Gramsci è stato dimenticato. Così come il linguaggio di una sinistra che ormai si confonde con la destra. Non è il geniale conformismo manicheo con cui Gaber sbeffeggiava in tempi meno sospetti la morte dell’ideologia, è qualcosa di più quello che mette in scena Celestini. Accompagnato da una sedia sul palco (nemmeno Pinter sapeva essere più scarno), l’attore si rivolge a mo’ di padrone ai “cari compagni e care compagne”, quegli umiliati e offesi che dovevano “unirsi per spezzare le proprie catene”. E che invece, rimbambiti dalla televisione, dalla pubblicità e da un finto benessere, hanno “dimenticato la propria coscienza di classe”, l’alienazione del lavoro, struttura e sovrastruttura, la conflittualità delle classi (“parole meravigliose che noi padroni abbiamo imparato da voi”).
Perché allora “’sti capoccioni della sinistra non sono loro al governo”? “Perché vi siete dimenticati tutte queste belle parole”. In questo “piccolo paese” è caduta “la destra ed è andata la governo un’altra destra, applaudita dalla sinistra”. In questo piccolo paese, Celestini non lo dice ma è facile essere profeti, persone come Patrizia Moretti, Ilaria Cucchi, Lucia Uva, o un contadino, un immigrato, un precario, non saranno mai ministri.
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