di Ruggero Veronese
Lido degli Estensi. Di ritorno dopo una lunga tournèe che l’hanno portata prima in giro per mezza Europa e poi lungo gran parte del nord Italia, la famiglia Codanti è sempre in viaggio seguendo quello stile di vita affascinante e antico che da sempre stimola la fantasia: il circo. E, nella tradizione ferrarese, i Codanti sono ormai gli ultimi testimoni di una realtà e di un’arte che sembra appartenere a un’altra epoca.
“Nonostante il lavoro che facciamo continuiamo a sentirci ferraresi a tutti gli effetti, e dovunque andiamo lo diciamo con orgoglio. Io e mio fratello siamo nati entrambi a Jolanda di Savoia”. A parlare è Paolo Codanti, dirigente, artista, domatore e operaio del circo Kodanty: “questo è un mestiere duro, dove non ti riposi mai e lo spettacolo vero e proprio è solo il momento che il pubblico vede. Ma per mandare avanti tutto questo ognuno di noi impara a fare quattro o cinque lavori diversi”.
Attorno a lui fremono i preparativi per una nuova partenza: il circo ha finito i suoi spettacoli al Lido degli Scacchi e si muove verso Estensi. Il trasferimento non è lontano, ma tra tendone e carri l’allestimento di tutta la carovana è imponente e tutti si danno da fare.
Per Paolo però questo mestiere nomade comincia a trovare non poche difficoltà nella nostra realtà, dove oltre che con i problemi economici bisogna scontrarsi con continui impedimenti burocratici che mettono a dura prova l’esistenza del circo: “una volta bastava firmare due fogli con il Comune che ti ospitava. All’acqua, all’elettricità e ai servizi abbiamo sempre provveduto in maniera autonoma, e per legge ci dovrebbero essere aree attrezzate per le fiere itineranti. Eppure proprio qui in Emilia Romagna si è persa la cultura del circo, e le amministrazioni spesso negano i permessi o ci mandano in zone industriali dismesse, dove non vengono le famiglie”.
Alla radice dei problemi, secondo Codanti, vi è anche una certa ignoranza sul trattamento degli animali nei circhi, che ha spinto nell’inverno scorso un gruppo di attivisti a Milano a cercare di ostacolare un loro spettacolo: “chiunque conosce
qualcosa di circo sa che i controlli a cui sono sottoposti i nostri animali sono scrupolosissimi. E oltre che sul piano professionale c’è un legame affettivo che probabilmente molti cosiddetti animalisti non capiscono. Quando ad un artista viene tolto l’animale che lo accompagna sul palco da una vita, è proprio la bestia quella che soffre di più”.
Codanti comunque è ottimista per il futuro: racconta che nelle ultime tournée ha visto aumentare il pubblico di ragazzi, che forse cominciano a stufarsi degli intrattenimenti più moderni – e costosi – e a sentire il fascino di uno spettacolo più naturale come il circo. E pur non nascondendo un po’ di amarezza verso le amministrazioni che, per pigrizia o per pregiudizio, ostacolano il suo lavoro e quello dei colleghi, sente il movimento in crescita grazie anche alla coesione dell’ambiente e dell’associazione, ma soprattutto per merito del suo giovane pubblico: “il circo non scomparirà mai. Finchè ci saranno le famiglie, finchè ci saranno i bambini”.
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