Bondeno
27 Maggio 2012
Parole di speranza e palloncini al cielo ai funerali a Bondeno di una delle vittime del terremoto. La moglie: "E' l'ora di agire senza odio"

L’addio straziante a Leonardo Ansaloni

di Redazione | 3 min

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Bondeno. Una folla di circa 500 persone commosse, unita nel dolore per la scomparsa di un figlio di tutta la comunità. Il dolore straziante per la morte di Leonardo Ansaloni, l’operaio 51enne di Reno Centese, vittima del terremoto e del crollo della Ceramiche Sant’Agostino, le cui esequie si sono svolte ieri a Bondeno presso il campo sportivo alla presenza dei familiari, delle autorità civili, militari e comunali. C’erano anche i familiari di Nicola Cavicchi, l’altro operaio di San Martino deceduto nello stesso crollo (i suoi funerali sono previsti lunedì 28 nella chiesa della Sacra Famiglia di Ferrara alle ore 15), stretti attorno al feretro e accomunati da una disgrazia che ha colpito un’intera popolazione.

E oggi pomeriggio alle 15 il campo sportivo di Bondeno è stato per più di un’ora l’epicentro del dolore e della sofferenza di tutti coloro che, dopo il trauma iniziale di quella maledetta scossa del 20 maggio, combatte con forza e dignità un’emergenza che oltre alla terra scuote nel profondo dell’animo. Ma forse è proprio quel senso di grande unità l’insegnamento di questa tragedia. Tutto racchiuso nelle parole d’amore e di speranza della moglie di Leonardo, Gloria, e di quel gesto simbolico e commovente che al termine del funerale l’ha vista eretta al centro del prato, con accanto i figli Eleonora e Nicolò, a lasciare decine di palloncini colorati librarsi nel cielo a raggiungere idealmente il marito scomparso. E’ l’immagine simbolo di un pomeriggio che per un attimo ha fermato la concitazione degli eventi e degli interventi per dare spazio alla riflessione e alle vittime.

Così come simboliche e allo stesso tempo concrete, intrise di una tenerezza infinita, sono state le parole della moglie Gloria per Leonardo e per tutta la comunità colpita dal sisma. “La morte di Leonardo ci ha stravolto la vita – ha detto – ma lui mi ha insegnato e io ho capito che è il momento di agire, di impegnarsi. Leonardo stesso mi rimproverava di non impegnarmi perché ero poco ‘tecnologica’, non sapendo usare computer e internet. Ma imparerò, glielo devo. Se ognuno di noi agisce in modo corretto e senza odio, allora cresceremo. Io lo sto facendo, per i miei figli e affinché tutti possano riposare in pace. Solo allora questo dolore immenso avrà senso”.

Nel corso della cerimonia funebre – alla quale anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha fatto arrivare fiori – don Marcello Vincenzi, parroco di Bondeno, ha posto la domanda che in tanti si sono fatti: perché tutto questo? “Io non so rispondere e mi affido alle parole che il Papa pronunciò a una bambina in aprile. Disse “cara Elena, nemmeno io so la risposta a questa domanda, ma sappiamo che anche Gesù innocente ha sofferto tanto; è certo che Dio è dalla nostra parte e che un giorno capiremo che non abbiamo sofferto invano”.

Poi, davanti rivolto ai presenti e in particolare alla moglie Gloria, ai figli, ai genitori Aires e Rossana e alle sorelle Laura e Sabrina, ha ricordato che Leonardo è morto sul lavoro e nell’impegno in cui credeva. “Stringeva i denti per la famiglia, notte e giorno che fosse. Senza far mancare a loro gesti di tenerezza, ascoltando i problemi di tutti e avendo cura di sé nella cultura e nella preparazione, per essere di onore alla sua sposa e ai figli. Questa è l’immagine che la famiglia porterà con sé di Leonardo”. Un’immagine di forza e di amore e di quelle parole che ognuno di noi, in queste ore di difficoltà, dovrebbe essere capace di esprimere. E’ il segno indelebile lasciato a Leonardo alla sua famiglia. E ora un po’ anche a tutti noi.

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