Cento. “Ero innamorata, volevo preservare la mia famiglia ma provavo per lui un forte sentimento, che lui mi diceva di condividere”. Inizia con queste parole a raccontare la storia extraconiugale che le ha rovinato la vita e per la quale è stata costretta anche a fare due giorni di prigione. Ieri dal tribunale per lei è arrivato un lieto fine, ma sarà difficile dimenticare quanto ha passato in questi anni. E quanto ancora forse dovrà passare, visto che ha ancora un processo a suo carico per furto, denunciato proprio da quell’uomo che le diceva di amarla.
La denuncia per stalking arrivò invece dalla moglie di lui. E così lei, dottoressa di 37 anni che lavora in un ospedale della provincia, divenne una delle prime “vittime” della legge 11/2009, voluta dall’allora ministro Mara Carfagna. Venne arrestata e passò due giorni alla ‘Dozza’. Questo nell’aprile del 2009.
Lei, l’altra e il marito erano tutti medici nella stessa struttura. Ma i rapporti all’interno del “triangolo” non dovevano essere certo normali, visto che la moglie tradita depositò una querela ai carabinieri lamentando il fatto che da mesi riceveva lettere anonime infilate nella sua buchetta della posta in ospedale.
I sospetti ricaddero subito sulla 37enne, tanto che i militari, appostandosi vicino alla buchetta, videro l’amante inserirvi una busta. All’uscita dal nosocomio le formalizzarono l’accusa di stalking.
Ieri, al termine della discussione, l’accusa aveva chiesto l’assoluzione per insufficienza di prove per il capo di imputazione riguardante lo stalking e 4 mesi di condanna invece per la resistenza che oppose all’arresto dei carabinieri. Il giudice Silvia Giorgi ha invece accolto in toto le richieste della difesa, sostenuta dagli avvocati Fabio Anselmo e Carlotta Gaiani, pronunciando assoluzione con formula piena perché il fatto non sussiste.
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