Cronaca
10 Maggio 2012
La Finanza accertò 18mila cessioni attraverso e-bay e sequestrò oltre 1300 prodotti contraffatti

Tutti assolti dopo il maxi blitz delle firme false

di Marco Zavagli | 2 min

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Si conclude con sei assoluzioni la vicenda processuale che deriva da un maxi blitz della guardia di finanza di Ferrara che risale al 17 aprile 2008. In quell’occasione le fiamme gialle denunciarono 15 “navigatori” di internet residenti nella provincia estense per avere ceduto su tutto il territorio nazionale prodotti contraffatti attraverso E-bay, noto sito di e-commerce.

Le indagini, alle quali avevano collaborato gli stessi gestori del sito, erano partite di iniziativa sulla base di alcuni sospetti nutriti dai finanzieri circa i grandi volumi di vendite di prodotti di marca (Armani, Louis Vuitton, Prada, Dolce & Gabbana…), soprattutto abbigliamento e orologi (ma anche giocattoli e cosmetici), realizzati da  privati residenti in  provincia.

Gli accertamenti, durati circa 5 mesi, portarono a individuare ben 18.000 cessioni di prodotti vari per un valore complessivo di circa un milione di euro. I prodotti contraffatti erano per la maggior parte provenienti dalla Cina e da altri paesi del sud est asiatico dove venivano acquistati sempre attraverso la rete.

Accanto ai prodotti contraffatti vennero segnalate anche presunte cessioni di altri beni per le quali sono state contestate violazioni alle norme fiscali e sulla mancata autorizzazione al commercio elettronico.

L’operazione si concluse con le perquisizioni disposte dalla magistratura, nel corso delle quali  vennero sequestrati oltre 1300 prodotti contraffatti.

Dopo due patteggiamenti, il processo si è chiuso con sei assoluzioni, due per rito abbreviato e quattro ottenute al termine del dibattimento. Per tutti l’accusa era introduzione nello stato e commercio di prodotti con segni falsi e ricettazione. I sei imputati, residenti a Ferrara e provincia (difesi dagli avvocati Boldrini, Anselmo, Grandi, Mezzogori, Ciaccia e Bracchi), sono stati assolti dal giudice Silvia Giorgi perché “il fatto non costituisce reato”. Gli acquisti infatti, sebbene gran parte dei prodotti fosse in effetti contraffatta abilmente (“non rilevabile da un non addetto ai lavori”, come ha precisato il perito), sono risultati leciti, con tanto di fattura e tassa di transazione per gli oggetti provenienti dall’estero.

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