Cento. Parlano uno dopo l’altro i componenti del direttivo del Partito dei Comunisti italiani che fu. In aula sono uno contro l’altra Catullo Nalin, oggi consigliere a Cento, e Monia Benini, ex segretaria provinciale del partito e oggi nelle fila di Per il bene comune.
Nel 2006, tempo in cui nasce la vicenda, era anche allora “l’un contro l’altra armati” in quella che venne definita l’estate dei veleni dei comunisti italiani. In quei mesi il partito era diviso in due fazioni. Una che appoggiava Roberto Soffritti, l’altra che stava dalla parte di Nando Rossi.
Durante una tesissima riunione dell’organo politico si sfiorò la rissa. In questo scenario si collocherebbe una presunta spinta di Nalin a Benini, che fece rovinare a terra l’allora segretaria. Per quei fatti Monia Benini denunciò il compagno di partito per lesioni.
Ieri mattina la parti, pm compreso, hanno discusso animatamente sulla deposizione di Carmela Vaccaro, altra “compagna” di allora. La Vaccaro vide la Benini allungare la mano verso la spalla di Nalin per calmarlo. “Erano alla distanza di circa un metro, lui si girò, si avvicinò e le diede una spinta allargando le braccia”. Un gesto volontario? “Non lo so, in quel momento credo che non avesse concezione delle cose e impediva anche agli altri di soccorrere Monia da terra”.
Sull’involontarietà del gesto (si parla di lesioni dolose) punta la difesa, sostenuta dall’avvocato Antonio Salvatore, mentre per la parte civile, rappresentata dall’avvocato Davide Bertasi, la coscienza di quel gesto c’era tutta. “Tanto che Nalin inviò una lettera di scuse che è agli atti”; fa notare Bertasi.
Questo il giorno dopo. Dopo qualche tempo invece Nalin querelò per diffamazione a mezzo stampa un giornalista e la stessa Benini per un articolo apparso su un quotidiano relativamente a quella vicenda. Il fatto venne archiviato. Sempre contro la Benini ha intentato una causa civile per risarcimento danni per quella presunta diffamazione. E, infine, ha chiesto il risarcimento danni per le lesioni subite (si parla di 5 giorni di prognosi) a quattro persone che quella sera cercarono di fermarlo, e che sono tutti testimoni al processo.
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