È stato assolto dall’accusa di aver abusato sessualmente della sua sorellastra. Ieri sera, al termine di una camera di consiglio di alcune ore, il tribunale ha assolto con formula dubitativa il ferrarese di 42 anni imputato di violenza sessuale nei confronti della parente, all’epoca dei fatti ancora minorenne.
Il fatto contestato avvenne quattro anni fa, in un paese dell’Alto ferrarese. È la notte del 24 marzo 2008. Lui, sposato con due figli, aveva 38 anni e lei 16. Una pattuglia dei carabinieri sorprese i due che hanno il padre in comune nei sedili posteriori di un’auto, parcheggiata dietro un piccolo cimitero di provincia (vai all’articolo).
Dal controllo dei documenti risultavano avere lo stesso cognome. Lei – secondo la successiva denuncia – era semivestita e lui la stava palpeggiando. Questo secondo la denuncia che redigeranno di ufficio i militari. A complicare, o ad aggravare, la vicenda, c’erano i problemi psichici di cui soffrirebbe la giovane, oggi 20enne, che comunque aveva testimoniato davanti al giudice in incidente probatorio.
In quell’occasione venne sottoposta a una perizia, affidata alla psicoterapeuta Anna Maria Capponcelli, di Bologna, che valutò come attendibile il suo racconto. La ragazza, difesa dall’avvocato Riccardo Caniato che si è costituito parte civile per lei e per i suoi genitori, avrebbe detto in quella circostanza che si trovava in quella situazione con il fratellastro non per sua volontà.
Una versione contestata già in sede di udienza preliminare dall’avvocato difensore, Patrizia Micai, che rimarcava il fatto che nelle dichiarazioni della minore non verrebbero confermate le violenze.
E proprio le violenze, alla luce del dibattimento intercorso, potrebbero essere quelle di cui è mancata la “prova provata” che fossero realmente avvenute. Per l’imputato il ppm aveva chiesto la pena di 5 anni e 9 mesi. I giudici hanno deciso altrimenti ed emesso la sentenza di assoluzione.
“Aspettiamo di leggere le motivazioni”, riferisce al termine dell’udienza l’avvocato Caniato, che attende “le decisioni del pubblico ministero per un eventuale appello”.
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