Cronaca
31 Gennaio 2012
Parlano gli avvocati della difesa: “Anche la sua vita è rovinata”

“Ricci non poteva prevedere la tragedia”

di Marco Zavagli | 4 min

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Un "complotto" contro Anna Ferraresi, architettato dall'ex vicesindaco, con l'obiettivo di "farla licenziare" e "metterla in difficoltà". È tornata a parlare Rossella Arquà e lo ha fatto oggi, mercoledì 13 maggio, davanti alla giudice Valentina Camurri del tribunale di Ferrara, dove è stata ascoltata come testimone chiave nel procedimento per il presunto dossieraggio in municipio

La condotta di avuta quella notte del 13 gennaio “non era inusuale per Zambelli”. I buttafuori, sentiti come testimoni, “ci hanno detto che anche in altre occasioni sono dovuti intervenire per evitare che Filippo ‘partisse’, cioè passasse da una atteggiamento di molestie a uno di aggressione”. È l’inizio della prima arringa difensiva del processo per l’omicidio preterintenzionale.
A parlare è l’avvocato Ginevra Campalani, che vuole dimostrare la non prevedibilità dell’evento finale che portò alla morte del 38enne. Il legale contesta inoltre l’attendibilità delle testimonianze di Alessio Donà, l’amico che accompagna la vittima all’auto e che assiste al pugno, che “rende dichiarazioni vaghe, approssimative, dirette al tentativo per certi versi comprensibile di sminuire il contributo attivo di Zambelli nella vicenda”, e di Mohamed Muhat, già coindagato, “troppo preoccupato di tornare ad essere al centro delle attenzioni della procura”. Gli stessi buttafuori, “che lo conoscevano da 20 anni o andavano in palestra con lui”, avrebbero fornito versioni docili.
Che Ricci non possa aver dato dei calci con le calzature che aveva, con fibbie e parti di metallo,poi, “lo dice lo stesso consulente della procura”. La difesa sostiene così a spada tratta l’elemento della provocazione. “Come previsto dal codice – spiega l’avvocato -, assistiamo a un fatto ingiusto altrui, che provoca uno stato d’ira. La fidanzata non aveva un atteggiamento aggressivo, le stesse frasi riportate dai testimoni (“cosa stai facendo?”, “hai rotto le scatole!”) denotano un atteggiamento conciliante. Lo stesso Ricci risponde scherzosamente fuori del locale a Zambelli che non lo aveva riconosciuto. Questo dimostra il suo temperamento mite, non violento”. Poi Zambelli colpisce Valentina Loberti con un pugno. “Solo allora l’imputato perde la calma e iniziano a “beccarsi” l’un l’altro”.
Un teste vede Zambelli dargli due pugni sulla testa. Ricci reagisce e gliene sferra uno, “dato male, sbilanciato, perché lui non è atletico, non pratica boxe e non fa palestra”. “Ero pronto anche se sapevo che probabilmente le avrei prese, ci ha detto durante l’interrogatorio”. Tutti motivi per cui, secondo l’avvocato, “qui subentra l’umana comprensione nel vedere la propria ragazza colpita e “rovinare a terra”, una circostanza da sola sufficiente a provocare una reazione a un torto subito”. E sufficiente, secondo la difesa, a chiedere il riconoscimento di entrambe le attenuanti, confessione e provocazione.
Tocca a Dario Bolognesi, che apre la sua arringa con “una parola per la famiglia della vittima: non è vero che Ricci sia indifferente al loro dramma. Non si era reso conto in un primo momento di quello che era successo e una volta appreso della morte dal pm si è preso ogni responsabilità e ha confessato”.
Non sarebbe nemmeno vero che Ricci, dopo aver sferrato il pugno, si allontana come nulla fosse: “Zambelli si era ripreso e si era seduto a bordo auto e in pronto soccorso è emerso dai medici che dava indicazioni di lucidità. Questo dimostra che ciò che è avvenuto successivamente non era prevedibile”.
Bolognesi passa poi alla quantificazione del danno, “che non siamo in grado di risarcire”. Ma “non perché non lo vogliamo, bensì perché non possiamo”: “tutta la vita di Ricci è stata schiantata; è stato sfrattato dal suo bar, il rapporto sentimentale è sempre più difficile a distanza. Dietro di lui ha una famiglia ottima, ma povera”. Eppure “la vita non ha prezzo e quella di Ricci sarà interamente condizionata da questo fatto. Questa tragedia coinvolgerà non solo i figli di Zambelli, ma anche i figli di Ricci che verranno”.
Rivolgendosi alle parti civili, poi, Bolognesi contesta che “si sia trattato di un fatto banale quello che ha originato il tutto”. Dopo il primo ‘scontro’ in pista, infatti, “l’imputato dimostra la sua indole: soccorre la fidanzata e la porta a farsi medicare, la tranquillizza”. All’uscita poi ritroverà chi aveva disturbato la sua ragazza “in posizione di combattimento”. E ancora dopo “quel pugno: la situazione non può essere definita banale. Una situazione che Ricci, dall’aggressività pressoché nulla, non provoca ma anzi subisce. E questo non può passare inosservato nel quantum della pena”.
La Corte gli darà ragione.

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