
Sergio Manuzzi, Sergio Lenzi e Daniele Forin
“La Cassa è al sicuro”. Parola di Daniele Forin. Il direttore generale della Cassa di Risparmio di Ferrara, insieme al presidente Sergio Lenzi, brinda al termine degli ultimi dodici mesi che hanno visto l’istituto di credito “trovare la traiettoria giusta per un rafforzamento”.
Un rafforzamento che poggia le basi su tre piloni principali: raccolta del credito, aumento di capitale e operazione Bce. Carife si avvantaggerà infatti del mega gettito concesso dalla Banca Centrale Europea per immettere nuovo liquido nel circuito bancario continentale.
Da qui risorse vive per ripartire, già con l’inizio del prossimo anno, con nuovi strumenti agli sportelli, come la riapertura del programma Family, con mutui per gli under 35 fino a 72 mesi, la Card e aperture di finanziamenti alle imprese, dopo la chiusura dei rubinetti degli ultimi mesi “in attesa di capire come girava il sistema – spiega Forin -, non per eccessiva prudenza, ma per non correre il rischio di rimanere spiazzati”.
Ma la Carife non si presenta più forte “solo dal punto di vista economico – sottolinea il dg -, bensì anche da quello delle risorse umane, con due nuovi vice direttori che arriveranno con il 2012”. Il primo è Marco Braglia, in arrivo da Credem, “un fuoriclasse della raccolta del credito”, assicura Forin. Il secondo arriverà sempre da un grande gruppo bancario e si occuperà della parte del business e dell’organizzazione.
Quanto al controllo del credito, “adesso è di primo livello, assicura il dg, ricordando come “per due anni ci siamo preoccupati di ritornare dei prestiti fatti, vista anche la situazione economica circostante”, per non avendo fatto credito “al di fuori delle logiche bancarie”.
E a proposito di credito da esigere il discorso verte su Cir e sul no di corso Giovecca all’ipotesi di concordato avanzata in tribunale. “I numeri secondo noi non tornano – dice schietto Lenzi -. E va detto che Cir è un’azienda che noi paghiamo due volte”. Già, perché l’impresa rilevata da Mascellani “l’abbiamo dispensata dal crac Coopcostruttori nel 2005”. Com’è possibile allora, si chiede il presidente, che “dopo cinque anni, con tutto il credito che ha avuto (ben 13 milioni solo da Carife, ndr), ora non riesce a concedere altro che il 4,95%?”. La preoccupazione di Lenzi è una sola: “vogliamo restituire i soldi ai nostri risparmiatori”.
E qualcosa, forse più di qualcosa, è lecito attendersi anche dalle altre operazioni “sfortunate” di Milano. A partire dall’operazione fatta con Vegagest sul fondo Calatrava: “abbiamo già trovato un interesse – fa sapere Forin – e aspettiamo che il Comune di Milano dia il placet necessario a procedere alla vendita”.
Viene poi il fondo Aster, per il quale “c’è l’interesse di un costruttore disposto a rilevare l’area e realizzare il progetto di edilizia residenziale a tutt’oggi rimasto sulla carta”. Qui l’operazione potrebbe rilevarsi alquanto fruttuosa, “visto che parliamo – prosegue Forin – di cento ettari che sorgono accanto al nuovo polo fieristico e servito da metro e tangenziale. Manca il prolungamento delle concessioni edilizie, dopodiché il valore dell’area è destinato ad alzasi”. Insomma, da “un’operazione, giusta o sbagliata che fosse, comunque eccessiva nelle dimensioni – come sintetizza il vicepresidente Sergio Manuzzi -, ci si attende un ritorno di valore nel futuro prossimo”.
Qui si aggancia anche l’iniziativa di Carife presso il tribunale civile, volta ad ottenere il sequestro delle quote dei costruttori Siano. Il giudice ha rigettato l’istanza, nata da una perizia di Carife che riconsiderava il prezzo del fondo immobiliare per integrare la garanzia di un fondo che nel tempo aveva perso di valore. Intanto si guarda al filone penale della vicenda, che vede indagate dieci persone, sette imprenditori milanesi e tre ex vertici di corso Giovecca (Santini, Murolo e Tomasi). “Se si arriverà al processo – fa sapere Lenzi – valuteremo la costituzione di parte civile”.
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