Cronaca
14 Luglio 2011
Otto ordini di cattura e sei arresti. Giro d'affari da 15mila euro al mese

Giro di cocaina a Ferrara, presi il ‘frate’ e i suoi adepti

di Marco Zavagli | 3 min

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Otto ordinanze di custodia cautelare in cui carcere di cui sei già eseguite. Più tre obblighi di dimora e nove indagati a piede libero. È il bottino dell’operazione “Nembo Kid”, conclusa alle prime luci dell’alba di ieri con gli arresti di Gianfranco Marchi, Raffaele Maini, Donatus Nwobodo, Osadolor Seedorf Osarobo, Andrew Ehizebata e Isioma Egigbon.

Le indagini della squadra mobile condotta dal dirigente Andrea Crucianelli sono partite nel maggio del 2010, dopo diverse segnalazioni di cittadini che lamentavano uno strano via vai nelle ore serali e nei fine settimana in un’abitazione di Via Verga, al civico 114. Qui abitava Marchi, detto il “frate”, ferrarese di 52 anni, già in carcere dopo il blitz della Finanza che scoprì festini a base di cocaina nel suo appartamento (vai all’articolo). Se lui era il ‘frate’, diversi erano gli ‘adepti’.

Dopo i primi sospetti è partita una fase di appostamenti e osservazione, che ha portato a registrare “un numero impressionante di episodi di spaccio di cocaina”, come ha spiegato alla stampa Crucianelli. Secondo gli inquirenti i punti di riferimento del giro erano Marchi e Maini, ferrarese di 39 anni. A loro i numerosi tossicodipendenti si sarebbero rivolti per l’acquisto della droga e spesso Marchi avrebbe messo a disposizione la propria abitazione per il consumo.

Secondo la ricostruzione offerta dagli inquirenti (e condivisa dal pm Angela Scorza che ha chiesto e ottenuto le ordinanze dal gip del tribunale di Ferrara Monica Bighetti), i due – per smerciare piccole partite di cocaina e non dare così nell’occhio – avevano contattato una serie di fornitori nigeriani, che venivano contattati non appena giungeva l’ordine del cliente.

Cliente che andava dal tossicodipendente al professionista, al gestore di bar all’imprenditore (dai 18 ai 50 anni), per un giro di affari che la squadra mobile ha calcolato in un centinaio di consumatori per più di mille episodi di spaccio. Spacciando circa dieci grammi al giorno (secondo i calcoli della polizia) per un costo che oscilla dai 50 agli 80 euro, si può parlare di un introito di circa 15mila euro al mese.

Al resto hanno pensato le intercettazioni, che hanno permesso di risalire anche ai “pesci piccoli”. La droga – che veniva fornita anche a domicilio (come nel caso di un titolare di un ristorante o di qualche imprenditore) a ogni ora del giorno e della notte – partiva dalla provincia di Cremona, a Casalmaggiore. Qui si era rifugiato (in fuga da Ferrara dopo l’emissione di un ordine di cattura a suo carico) Seedorf Osarobo, “Fred” per i clienti e “Gheghé” per i compari di merende. Gheghè (“piccoletto”) ricorreva ai sapienti consigli di uno sciamano per sfuggire alla polizia (vai all’articolo).

Proprio grazie al sapiente consiglio di restare chiuso in casa arrivato dallo sciamano, la polizia lo incastra dentro al sua abitazione. Siamo al 3 agosto 2010. L’arresto mette in difficoltà Marchi e Maini. Il loro nervosismo traspare anche nelle intercettazioni. Al telefono con un fornitore Marchi perde le staffe, per colpa di un ritardo in una consegna, è affibbia in modo sprezzante il nome di “Nembo Kid” (da cui il nome dell’operazione) al pusher, arrivando anche a minacciarlo di morte. Intanto il posto di Gheghè viene preso dal fratello, Ehizebata, che gestiva le redini dello spaccio nella nostra città da Galliera (in provincia di Bologna). Qui lo trovano i poliziotti che lo arresteranno.

Attualmente sono ancora latitanti altre persone e gli inquirenti non escludono ulteriori sviluppi. Sull’esito dell’operazione è intervenuto anche il questore Luigi Mauriello, che sottolinea “l’insistenza della polizia a continuare a non dare tregua ai venditori di morte. Sappiamo che non è facile individuarle questi personaggi, sempre più organizzati anche a livello tecnologico, ma i nostri sforzi ci stanno premiando”.

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