Economia e Lavoro
11 Luglio 2011
Dopo l’affondo arriva la mano tesa: “Se da banca arriva concretezza sottoscriverò le azioni”

Carife, Barbieri chiama a raccolta gli imprenditori scontenti

di Marco Zavagli | 3 min

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“I bilanci e l’affidabilità della mia azienda non erano certo un segreto in quanto diversi anni di operatività hanno permesso una conoscenza approfondita della mia realtà economica e della mia affidabilità personale”. Giulio Barbieri non molla la presa. Dopo il botta e risposta a distanza tra l’imprenditore ferrarese e la Cassa di Risparmio di Ferrara (leggi la lettera di Barbieri e la replica di Carife), Barbieri ribadisce in una lettera che verrà pubblicata nell’edizione di domani di Estense.com, di non aver “chiesto nulla ai vertici della Carife, ma desideravo unicamente chiudere il rapporto fra la mia azienda e l’istituto di credito in quanto non vi erano più i presupposti per continuare, non ero contento del costo paragonato al servizio offerto, e ogni risposta ufficiale avveniva in  tempi biblici.

Dunque nessuna richiesta da parte del “cliente”, assicura l’imprenditore dell’omonima azienda con sede a Poggio Renatico che realizza in tutto il mondo gazebo e tensostrutture per allestimenti fieristici ed eventi. E questo nonostante la nota di Corso Giovecca parlasse di una “attenta istruttoria” al termine della quale si è “ritenuto di non aderire alla richiesta” di finanziamento.

“I bilanci e l’affidabilità della mia azienda non erano certo un segreto in quanto diversi anni di operatività hanno permesso una conoscenza approfondita della mia realtà economica e della mia affidabilità personale – continua Barbieri -. Come è possibile quindi che la massima dirigenza, presidente, direttore generale e direttore commerciale si rechino tutti insieme in visita ad un’azienda che non ha le carte in regola per continuare un rapporto di collaborazione distribuendo autorevoli promesse per uno sviluppo comune? La mia costernazione riguarda proprio questo aspetto e rappresenta il fulcro della questione, questo per coloro i quali ancora non l’hanno compreso”.

Barbieri dice di non essere solo in questa crociata personale contro Carife (“Viste le telefonate che ricevo quotidianamente da parte di imprenditori “mal..accreditati” mi sorge il dubbio che la lista dei cattivi nella lavagna della banca sia ben nutrita e che l’affermazione sotto riportata oggi non rispecchi la realtà”) e si propone come catalizzatore degli scontenti: “invito pubblicamente tutti gli imprenditori come me “mal..accreditati” a fare sentire la propria voce senza timori di sorta contattandomi per organizzare insieme una conferenza stampa collettiva, aperta alla cittadinanza al fine di esternare i disguidi occorsi con l’istituto di credito Carife. Questo confronto pubblico potrebbe rappresentare una prova di maturità e consapevolezza da parte dell’imprenditoria locale ed anche un serio e costruttivo confronto con l’istituto bancario che oggi chiede di sottoscrivere delle azioni volte allo sviluppo ed alla crescita comune.”.

Terminato l’affondo, però, l’imprenditore si dice consapevole del fatto che “in gioco c’è il rilancio di una banca che rappresenta una buona fetta dell’economia locale dove tanti piccoli e grandi azionisti e risparmiatori sono coinvolti dalle richieste di sottoscrizioni per l’aumento di un capitale sociale”. Inoltre, “l’insuccesso della banca significherebbe un duro colpo per il territorio e per il tessuto economico, già compromesso per varie ragioni”.

Ecco allora che arriva la mano tesa che potrebbe mettere la parola fine alla querelle: “se la banca saprà dare una prova tangibile e concreta di autorevolezza, professionalità e concretezza, riconoscendo anche i propri difetti e le proprie mancanze, sarò fra i primi a voler partecipare all’azionariato per gettare le basi di un nuovo percorso collettivo che dovrà riguardare tutta l’imprenditoria del territorio. Non scordiamoci mai che imprenditoria è sinonimo di occupazione ed il nostro territorio credo ne abbia estremamente bisogno”. Ora la parola torna alla Carife.

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