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Egidio Checcoli
È stata una serie di non so, non c’ero, non ricordo, non era di mia competenza. Due ore abbondanti di esame che non avevano fino ad allora aggiunto né tolto nulla al processo. Poi la domanda fondamentale. Quella che poteva far capire se i dirigenti di Legacoop erano al corrente della crisi e di conseguenza come si mobilitarono per salvare l’azienda edile di Argenta. E davanti a quella domanda Egidio Checcoli, una vita nella cooperazione, presidente dal 1985 al 2004 della Legacoop provinciale prima e regionale poi, ha smentito se stesso.
Se infatti alla vigilia aveva promesso che non si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere, a un certo punto si è dovuto rimangiare la parola. Sentito al processo Coopcostruttori come imputato in procedimento connesso (era stato prosciolto dal gup Monica Bighetti dal concorso in bancarotta fraudolenta), Checcoli nel rispondere ad avvocati di parte civile e a pm è stato a volte sprezzante, concedendosi battute e commenti che hanno spinto lo stesso presidente del tribunale, il giudice Caruso, a richiamarlo all’ordine.
Sono state le domande della pm Ombretta Volta a demolire la sua sicumera. Il dirigente della Lega aveva appena finito di dire che dei guai della Coopcostruttori era venuto a conoscenza “con certezza, soltanto all’inizio del mese di marzo 2003”, per aggiungere poi che “a mio parere le difficoltà erano iniziate nell’ultimo trimestre del 2002”. I segnali su cui basava questa convinzione? “La richiesta di finanziamenti alle banche per 25 milioni di euro”. E in precedenza ci furono segnali di crisi?”. “No”. Eppure il 22 maggio del ’97 Legacoop si incontra con la società di revisione Uniaudit, che aveva chiesto un faccia a faccia per parlare di alcune problematiche riscontrate nella pratica Coopcostruttori: “fu evidenziato – ammette Checcoli – che la cooperativa aveva una situazione economico-finanziaria abbastanza impegnativa”.
Subito dopo il testimone specifica che “nel merito dell’argomento, che rientra nel capo di imputazione che mi fu contestato, non entro e mi avvalgo della facoltà di non rispondere e rimando a quanto scritto nella sentenza”.
È quanto basta a far scattare in piedi le decine di ex dipendenti e risparmiatori presenti in aula. Fino ad allora i soci del Carspac 2 erano rimasti in curiosa attesa, con un silenzio interrotto solo da qualche borbottio. Ma poi la rabbia è scoppiata e i presenti si sono alzati e sono usciti in segno di protesta. “È andato avanti per ore dicendo dei non so, non c’ero, non ricordo – lamenta uno dei componenti del Carspac – e poi quando si arriva al dunque ecco cosa succede. Non appena salta fuori la verità, non risponde”. “Quello che abbiamo sentito è una vergogna per le istituzioni – aggiunge Federico Coatti –. Checcoli era sempre al fianco di Donigaglia, è assurdo quello che sta dichiarando”.
Intanto in aula la pm incalza Checcoli su questioni successive. Si cerca una conferma o una smentita a quanto sostenuto fino ad oggi da Donigaglia: ossia che era proprio il dirigente Legacoop a prendere decisioni negli ultimi anni, come un vero amministratore. Il testimone non si muove dalla sua linea: “la Lega svolgeva una semplice funzione di rappresentanza senza potere decisionale”, “senza l’autorità di dare garanzie di restituzione del credito” e “io non avevo alcun potere, svolgevo un semplice ruolo di assistenza e di iniziativa nei confronti di una cooperativa in crisi”.
A riprova del fatto che non sarebbe stato a conoscenza della crisi, il teste fa presente che lui e la sua famiglia hanno investito – e perso – in Apc circa 150mila euro.
“Il coinvolgimento di Legacoop è evidente – commenta a margine dell’udienza la pm Volta -, ma bisogna prendere atto che c’è stata una sentenza di non luogo a procedere. Punto”.
Renzo Ricci Maccarini, chiamato in causa più volte da Checcoli, aspetta il proprio turno per raccontare la propria verità. “Ci sono aspetti che vanno analizzati in modo più compiuto. Non si è ancora entrati nel merito del bilancio, si parla solo delle Apc. Eppure ci sono i verbali che certificano come venivano stanziati i relativi soldi; qui invece si presuppone che venissero utilizzati per coprire dei buchi”.
Donigaglia invece era assente, trattenuto in Sicilia dai bisticci dell’Etna. Al telefono con il suo legale che lo informava della testimonianza del dirigente di Legacoop, però, “si è fatto una grande risata – rivela l’avvocato Cesarina Mitaritonna -, è sereno. D’altronde il processo al momento è tutto altrove, non certo nelle dichiarazioni di Checcoli, che ha raccontato la propria versione dei fatti. Donigaglia racconterà la sua”.
“Il muro di gomma eretto da Egidio Checcoli ha sicuramente acuito le ferite di chi ha creduto e vissuto l’ideale cooperativo – è il commento degli avvocati Claudio Maruzzi, Carmelo Marcello, Gabriella Azzalli e Domenico Carponi Schittar, difensori di 32 parti civili -. Davvero inverosimile che un dirigente, del livello di Egidio Checcoli, non abbia avuto alcuna percezione del dissesto della Coopcostruttori fino a marzo 2003. Sconcertante la omessa vigilanza della Lega sull'”operazione Spal”, vista la natura dell’operazione di mero salvataggio di una società in progressivo dissesto, totalmente al di fuori della mutualità cooperativa. Inverosimile altresì che lo stesso Checcoli non sia mai intervenuto in assemblea, o altrove, per rassicurare i soci sul rimborso delle Apc da parte della Lega, in caso di difficoltà della cooperativa. Nessuna sorpresa sullo scenario degli ultimi mesi della cooperativa ricostruito da Checcoli in modo assai differente rispetto a quello fino ad oggi raccontato da Donigaglia e Ricci Maccarini. In particolare non vi sarebbe stata alcuna responsabilità della Legacoop sulle vicende interne a Coopcostruttori, stante il ruolo di mera assistenza e rappresentanza svolto dalla stessa Lega rispetto alle cooperative associate. Checcoli, peraltro, non avrebbe “licenziato” Donigaglia, né gli avrebbe mai chiesto di dimettersi, decisione assunta autonomamente da Donigaglia. Nessuna “benedizione” al piano di salvataggio Cofiri. “Benedizione” invece per la scelta dell’amministrazione straordinaria, che a suo dire avrebbe garantito la continuità aziendale. Forte a questo punto l’attesa di conoscere la “verità” che racconteranno al tribunale gli imputati”.
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