Codigoro
6 Aprile 2011
Sei anni fa un operaio rimase folgorato in un capannone della Falco

Rimase folgorato dall’alta tensione, tre condanne

di Marco Zavagli | 2 min

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Codigoro. Tre condanne per l’infortunio sul lavoro che sei anni fa portò all’invalidità un operaio. Sono quelle emesse ieri dal giudice Anna Ghedini nei confronti di altrettante persone imputate di lesioni gravissime.

Era il 25 febbraio 2005 quando Giuseppe Pace, operaio di 48 anni di Zola Predosa, dipendente da anni di una ditta specializzata in lavori elettrica rimase folgorato dall’alta tensione mentre stava sistemando un pannello elettrico all’interno dello stabilimento Falco di Codigoro.

A causa delle gravi ustioni e delle ferite riportate l’uomo non si è più ripreso da quel terribile infortunio sul lavoro.

La corrente in quel momento avrebbe dovuto essere staccata. Da quel punto partirono le indagini dei carabinieri, che portarono la procura a indagare per lesioni gravissime colpose (l’operaio si salvò ma rimase invalido) tre persone. Si tratta dell’allora responsabile della Falco, Antonio Zangaglia, del tecnico preposto alla manutenzione dell’impianto, Giacinto Piva, e del datore di lavoro dell’operaio, Daniele Rambaldi. Nel corso del tempo l’uomo e la sua famiglia sono stati risarciti rispettivamente con circa un milione di euro e poco più di 800mila euro.

L’accusa, rappresentata ieri in giudizio dal vpo Stefano Antinori, aveva chiesto un anno e due mesi per l’allora legale rappresentante della Falco e del tecnico manutentore e un anno per il datore di lavoro. Il giudice ha optato per pene più severe, comminando 1 anno e 8 mesi a Piva e 1 anno e 2 mesi agli due imputati.

Una decisione che non soddisfa di certo le difese. “Faremo quasi sicuramente appello”, anticipa l’avvocato Giuseppina Di Bartolo per Zangaglia e Piva, riservandosi prima di leggere le motivazioni della sentenza. Stesso discorso per l’avvocato Pietro Giampaolo del foro di Bologna, che assiste Rambaldi, che premette di “non essere abituato a commentare le sentenze senza averne lette le motivazioni. A mio giudizio l’istruttoria poteva portare a conclusioni diverse per il mio assistito. In ogni caso valuteremo successivamente l’impugnazione, che personalmente considero opportuna”.

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