
I due mezzi coinvolti nell'incidente
“Ho sentito un impatto fortissimo di lamiere. Ho visto volare la moto e il conducente a un’altezza di sei, sette metri da terra”. Rivive in aula, nelle parole di una testimone oculare, il dramma della famiglia Baruffaldi. Era il 29 settembre 2008 quando, in sella alla sua moto, in uno scontro contro un furgone sulla statale 16, nei pressi di San Nicolò, perse la vita Mauro Baruffaldi, 45 anni, noto imprenditore ferrarese. Ambra Mantovani si trovava a pochi metri di distanza dalla tragedia. Corse nel fosse dove era stato sbalzato il corpo del centauro, “ma ormai era lì immobile”.
La donna è stata sentita ieri mattina, insieme ai carabinieri nel corso dell’udienza del processo che vede imputato per omicidio colposo il conducente del furgone, Massimo Rubino, torinese. Come emergerebbe dalla perizia già discussa in aula dell’ingegner Silvano Simoncini, l’autotrasportatore avrebbe provocato – per un concorso di colpa con la vittima – lo scontro con una sterzata repentina a sinistra, senza verificare se da dietro stesse arrivando qualcuno. A sua volta Baruffaldi stava sorpassando in un punto non consentito.
Alla prossima udienza, fissata per giugno, verrà sentito l’imputato (difeso dall’avvocato Luigi Vezzani, mentre la vedova, costituitasi parte civile, è assistita dall’avvocato Marco Linguerri), ieri assente, e si chiuderà la fase istruttoria, con la contestuale sentenza del giudice Silvia Giorgi.
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