Ruina. Attorno al fuoco della griglia, acceso più per scaldarsi che per velleità culinarie, i dipendenti dell’Igs-Riva fanno trovare vino e salsiccia per la visita dell’ex ministro Paolo Ferrero. Scortato dal segretario provinciale Stefano Caldironi e da Elisa Corridoni, il segretario nazionale di Rifondazione comunista ha fatto visita ieri pomeriggio al presidio di Ruina per ascoltare le ragioni dei lavoratori e cercare di portare un po’ del calore della solidarietà.
Attorno al gelo della vertenza, che vede la società in liquidazione e 198 dipendenti vivere nell’incertezza del proprio futuro, Ferrero ha posto come priorità la “necessità di intervenire per evitare che si blocchi l’attività produttiva, per questo cerchiamo di farci sentire in Regione o presso il Governo affinché si attivino per garantire il funzionamento produttivo della fabbrica e assicurare al continuità produttiva”.
A maggior ragione perché “questo stabilimento ha un mercato, ha una prospettiva – continua il segretario -. Non si capisce allora perché, a causa di qualche speculazione, ne debbano fare le spese i lavoratori. Su questo aspetto va fatta piena luce”.
Intanto “l’urgenza ora è mantenere i posti di lavoro con un intervento o di nuovo capitale pubblico o con un supporto pubblico”, nonostante ci sia “un problema generale che si chiama governo Berlusconi: ha procurato di distribuire mazzette con le grandi opere, ha depenalizzato il falso in bilancio, ma di queste situazioni sembra non curarsi”.
Intanto il segretario della Fiom di Ferrara, Mario Nardini, sottolinea le criticità attuali dell’Igs. A partire dal fatto che “gli operai sono in presidio permanente dal 5 febbraio”, e che “la continuità nel breve periodo è a rischio, visto che Hera ha tagliato il gas e c’è il rischio che Enel stacchi la corrente. Al liquidatore è affidato l’ingrato compito di riuscire a trovare dai soci il denaro per non chiudere. Con Veneselli (l’ad che si è dimesso, ndr) sono andati via il tfr e i soldi della previdenza complementare, oltre che quelli destinati al pagamento dei fornitori. Abbiamo commesse ma non riusciamo ad onorarle, correndo così il rischio di perdere clienti fondamentali. Chi se n’è andato – accusa Nardini – non si è limitato a lasciarci al livello zero, ma ha creato una voragine dietro di sé. La stessa procedura di liquidazione è arrivata alla nostra conoscenza in modo quasi casuale, durante un incontro in Provincia”.
Tocca quindi agli operai far sentire la propria voce. E mentre dall’alto di un albero pende un fantoccio appeso per il collo, si sentono le rimostranze di chi dice che “ci sentiamo presi in giro”, “non possiamo campare con i 900 euro che abbiamo ricevuto negli ultimi due mesi”. E questo quando “sappiamo che siamo in grado di produrre 400mila ruote l’anno (nel 2003 arrivavamo a un milione e 600mila cerchioni)”, mentre ora “facciamo fatica a racimolare i soldi per la benzina per venire al presidio”. Tutto per dire che “abbiamo solo bisogno di un imprenditore serio”.
Tante, tantissime richieste, con un solo comune denominatore: non fermare la produzione. “Lo capisce Ferrero, che assicura i propri buoni uffici per “convincere il gestore a ripristinare la linea del gas e mettere una “toppa” nell’immediato, perché in questa fase le aziende che chiudono sono destinate a non riaprire più”. Per il futuro prossimo, e specialmente in vista delle elezioni regionali, “chiederemo – promette Ferrero – che le Regioni si dotino di strumenti utili per intervenire in queste crisi, altrimenti, se dobbiamo aspettare l’intervento di questo governo, finiremo per raccogliere solo le macerie”.
In attesa di vedere se alle parole corrisponderanno dei fatti, per questa mattina alle 10 è previsto in azienda l’incontro con il liquidatore, Enrico Scio, che si recherà successivamente in Provincia per valutare le prossime mosse.
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