“Il trattamento subito dalla famiglia D’Angelo e dal loro caro è inaccettabile e non può passare sotto silenzio”. Dopo il grido di dolore del figlio di Francesco D’Angelo che ha presentato un esposto in procura sulla morte del padre (il 54enne di Cento dipendente della Magneti Marelli deceduto lo scorso 18 novembre in seguito a una complicazione post operatoria dopo una emorragia cerebrale), ora a parlare è il legale della famiglia, l’avvocato Fabio Anselmo, che chiede provvedimenti amministrativi nei confronti dei 25 medici indagati per omicidio colposo.
La pm Ombretta Volta ha già chiesto il sequestro delle cartelle cliniche del Sant’Anna e del SS. Annunziata di Cento, i due ospedali dove l’uomo venne ricoverato e, soprattutto, ha fatto istanza al gip per un incidente probatorio che chiarisca le cause della tragedia. “Avvenuta in circostanze che riteniamo meritino una approfondita inchiesta – sottolinea Anselmo -, circostanze drammatiche a seguito di un estenuante ping pong a cui è stato costretto da due strutture sanitarie entrambe facenti capo a Ferrara, che si sono rimpallate la competenza circa le sue cure”.
“Auspichiamo – prosegue il legale – che entrambe le aziende sanitarie adottino in via amministrativa provvedimenti che riteniamo doverosi affinché non si abbiano mai più a ripetere situazioni così deplorevoli in quanto denotanti mancanza di sensibilità e rispetto per il paziente e le sue condizioni, nonché per i suoi famigliari”.
Anselmo chiede di non pubblicare i nomi dei 25 indagati per “non accomunare agli occhi della opinione pubblica tutte le posizioni di coloro che si sono occupati del signor D’Angelo”. “Noi riteniamo – spiega – che non ci si possa nascondere dietro il rigore procedurale dell’inchiesta penale né per delegare, in modo pseudo attendistico, alla magistratura un accertamento di correttezza dell’operato delle strutture sanitarie pubbliche (che non le compete)”.
L’avvocato anticipa già che nominerà propri consulenti per assistere quello del tribunale nel corso della perizia medico-legale, proprio per cercare di distinguere – nel caso possano ravvisarsi – gli eventuali livelli di responsabilità: “con i nostri consulenti lavoreremo per individuare le responsabilità non consentendo che coloro che comunque si sono dovuti occupare del signor D’Angelo vengano a trovarsi nella medesima situazione rispetto a coloro che hanno sbagliato e/o si sono resi responsabili di comportamenti meritevoli di adeguate sanzioni”.
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