Mentre a Roma si discuteva al senato il ddl Gelmini, a Ferrara Pasquale Nappi – come anticipato in sede di commissione consiliare – ha incontrato i ricercatori dell’Università di Ferrara. “Si è trattato di un incontro di lavoro per parlare di offerta didattica”, spiega il rettore, che nella controparte ha trovato “un clima collaborativo”.
Ai “dottori” dell’ateneo estense Nappi doveva chiedere quel “patto di resistenza” cui aveva accennato a inizio dicembre davanti agli studenti raccolti ad Architettura. “Propongo un patto sociale per fare con quello che abbiamo – aveva detto in quell’occasione -. Chiediamo ai ricercatori di fare ciò che non è richiesto loro dalla legge [assicurare il loro impegno nell’offerta didattica, ndr] e noi, senato accademico e consiglio di amministrazione, ci impegneremo fermamente a reclutarli come professori associati tra due anni, quando avranno conseguito l’abilitazione nazionale”.
Un patto necessario, secondo Nappi, “per mantenere alto il livello della ricerca scientifica italiana, già competitiva a livello internazionale nonostante le sia destinato solo l’1% del Pil”, ma anche “per garantire una programmazione didattica del nostro ateneo” che, “questi tagli, insieme all’istituzionalizzazione del precariato – sostiene Nappi – fanno prospettare un futuro molto incerto all’offerta del nostro ateneo”.
Il confronto definitivo però, in attesa di quanto uscirò da Palazzo Madama, “è stato rinviato a dopo le festività; nel frattempo i ricercatori continueranno la loro mobilitazione. L’importante, in una situazione come questa – chiude Nappi – è rimanere uniti”.
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