Politica
14 Novembre 2010
Primo congresso comunale della Federazione della Sinistra

La FdS pronta a ricucire lo strappo del ‘98

di Marco Zavagli | 3 min

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Ricucire lo strappo del ’98. È questo il primo ostacolo da superare per la Federazione della Sinistra di Ferrara che ieri ha affrontato il suo primo congresso comunale. L’appuntamento della formazione nata dall’iniziativa di Partito della Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Socialismo 2000, Lavoro e Solidarietà, si è tenuto presso l’hotel Lucrezia Borgia, in via Bononi 34, a Ferrara.

La relazione di apertura dei lavori è toccata a un visibilmente emozionato Francesco Fiori. “Spero di dare il mio contributo a costruire questo soggetto politico – ha esordito il neosegretario comunale del Pdci -, perché l’Italia ha bisogno di una nuova forza, una forza di sinistra, che sia unita e coesa. A noi il compito di dare una forma e un’anima a queste istanze”.

A livello nazionale la FdS secondo Fiori deve “pensare al dopo Berlusconi. Ormai è chiaro che si aprirà una crisi e dobbiamo ricostruire quanto non è stato fatto da questo governo in tema di lavoro, imprese e famiglia”.

Alfredo Valente ricorda inoltre che “non bisogna parlare solo di strategie e alleanza, ma occorre partire dai problemi del territorio e collegarli con le tematiche del nostro documento congressuale per prospettare alle forze politiche e sociali una alternativa. Dobbiamo far capire loro che esiste una forza che non si piega”.

Il segretario comunale di Rifondazione comunista vede nel metodo Marchionne “uno spartiacque che fa di nuovo parlare, per quanto molti si turino il naso davanti a queste parole, di lotta di classe: noi partiamo dalla manifestazione della Fiom del 16 ottobre, che ha dimostrato che siamo rimasti solo noi a difendere certi diritti e certe tutele. Questa società, in cui il capitalismo e il suo mercato hanno fallito, va superata in vista di un mondo migliore. Che crediamo che sia ancora possibile”.

Sul concetto di unità ha puntato Roberto Soffritti, presente come membro della segreteria nazionale, che vede nella federazione “una occasione che non ci capita più. Se avremo la forza di rimanere uniti potremo riapparire al’interno delle istituzioni, a partire dal parlamento”.

L’ex sindaco di Ferrara, già deputato nei comunisti italiani, ammette che “la difficoltà è superare la grande rottura del ’98 (quando Rifondazione dopo la caduta del governo Prodi si smembrò e nacque il Pdci, ndr). Siamo partiti con un accordo elettorale per arrivare a qualcosa di più: la federazione. Che non è un partito unico, rimangono le varie segreterie e i vari segretari. Non credo sia un problema, visto che fino ad ora non lo è stato”.

E a chi gli chiede se la FdS non corra il rischio di una “fusione fredda” che impedisca una sintesi di identità come è stato per il Pd con Margherita e Ds, Soffritti scuote la testa: a differenza di Pci e Democrazia cristiana, noi abbiamo la stessa provenienza politica”.

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