Cronaca
19 Dicembre 2009
Il tribunale di Ferrara premia la lotta di due donne. Deciderà la Consulta

“Le coppie gay hanno il diritto di sposarsi”

di Marco Zavagli | 3 min

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gay-300x225Dopo Trento, Venezia e Firenze anche la Ferrara omosessuale ha le sue paladine. Il tribunale ha rimesso alla Corte costituzionale il caso di una coppia di donne (di 33 e 40 anni) che si era vista rifiutare nel marzo scorso dal Comune di Ferrara la richiesta di pubblicazioni matrimoniali.

Il giudice in questo modo ha accolto i rilievi avanzati dai legali della coppia, Eleonora Gavioli del foro di Ferrara e Francesco Bilotta della Rete Lenford, studio legale specializzato in ricorsi di questo tipo. Di conseguenza ha ritenuto contrario alla Costituzione il non consentire alle coppie di persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio: “il diritto di contrarre matrimonio – si legge nell’ordinanza – è un momento essenziale di espressione della dignità umana, esso deve essere garantito a tutti senza discriminazioni derivanti dal sesso o dalle condizioni personali (quali l’orientamento sessuale), con conseguente obbligo dello Stato di intervenire in caso di impedimenti all’esercizio”.

L’ordinanza del tribunale ferrarese, appellandosi alla Costituzione, tra l’altro rileva che: “La libertà di sposarsi (o di non sposarsi) e di scegliere il coniuge autonomamente riguarda la sfera dell’autonomia e dell’individualità ed è quindi una scelta sulla quale uno Stato non può interferire (…) nell’ipotesi in cui una persona intenda contrarre matrimonio con altra persona dello stesso sesso nessun pericolo di lesione di interessi pubblici o privati di rilevanza costituzionale, quali potrebbero essere la sicurezza o la salute pubblica, appare verificarsi”.

Esultano ovviamente i rappresentanti del mondo omosessuale locale, che ringrazia “la coppia omosessuale ferrarese – affermano in una nota Flavio Romani e Cristina Zanella, presidenti di Circomassimo Arcigay e Arcilesbica di Ferrara – per il coraggio e la determinazione con cui sta portando avanti questa battaglia per il riconoscimento di diritti civili che, oltre a riguardare direttamente la loro famiglia, portano indubbi effetti positivi al grado di democrazia e uguaglianza dell’intera società”. 

“Questa vicenda –aggiungono – ci fa riflettere ancora una volta sulla desolante inadeguatezza della classe politica italiana, che ci costringe a ricorrere alla via giudiziaria, dato che quella più consona che passa per le leggi fatte dal Parlamento sembra ormai impraticabile. La lista dei paesi che hanno riconosciuto il diritto al matrimonio o che prevedono forme di riconoscimento assimilabili al matrimonio anche a gay e lesbiche è sempre più lunga, comprende ormai tutta l’Europa Occidentale, oltre a molti altri paesi del mondo. È di questi giorni la notizia che i Governi di Portogallo e Slovenia hanno sottoposto ai rispettivi Parlamenti leggi che riconoscono alle persone omosessuali il diritto a sposarsi”.

“L’Italia – concludono Romani e Zanella – rimane quindi sempre più sola, dopo essere passata dai Pacs ai Dico ai Didorè al nulla attuale, la classe politica che siede al Governo e in Parlamento si conferma incapace di interpretare i cambiamenti sociali che coinvolgono milioni di cittadini, in ossequio al proprio piccolo interesse di parte e in perenne ostaggio delle indecenti imposizioni clericali”.

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