gio 19 Ott 2017 - 1232 visite
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Igor. La procura chiede di archiviare la denuncia della famiglia Verri

Per il pm non c'erano elementi per ritenere che il killer si trovasse nel Mezzano e dunque sospendere le attività di polizia provinciale e guardie volontarie. L'avvocato Anselmo: «Basiti, faremo opposizione»

I figli di Valerio Verri, Emanuele e Francesca

«Nessun elemento investigativo faceva presagire concretamente la presenza del ricercato nelle zone del Mezzano, poi divenuta zona rossa» Così la procura di Ferrara ha chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto dopo la denuncia della famiglia di Valerio Verri sulle eventuali responsabilità per aver “mandato allo sbaraglio”, disarmata e impreparata, la guardia ecologica nel Mezzano durante la caccia a Igor, che poi lo uccise.

La richiesta è firmata dal pm Ciro Alberto Savino che osserva che le forze dell’ordine «hanno avuto contezza della collocazione del Vaclavic nel territorio del Mezzano solo dopo i fatti delittuosi del tragico 8 aprile (il giorno in cui Verri e Marco Ravaglia della polizia provinciale incrociarono Igor, ndr)».

A chiedere un’indagine in tal senso era stata la famiglia Verri, rappresentata dall’avvocato Fabio Anselmo che commenta la notizia della richiesta di archiviazione: «Siamo basiti, faremo sicuramente opposizione».

Nell’esposto i figli di Verri lamentavano che il proprio padre fosse stato mandato a pattugliare il Mezzano, disarmato, insieme a Marco Ravaglia, come normale controllo del territorio contro pescatori e cacciatori di frodo, mentre in realtà era noto che vi si potesse nascondere il pericoloso killer. L’esposto sottolineava come il giorno dopo l’omicidio della guardia ecologica e il grave ferimento di Ravaglia, la Polizia provinciale sospese immediatamente ogni attività di controllo del Mezzano per garantire l’incolumità degli operatori. Ma si doveva fare di più e di doveva farlo prima: sospendere i controlli già dai giorni precedenti l’8 aprile, salvando così la vita di Verri.

Tesi però che per la procura può essere sostenuta solo se si dimostrasse «la consapevolezza da parte delle autorità di ordine pubblico della presenza del criminale “Igor” nel territorio del Mezzano, anche nei giorni antecedenti l’omicidio del Verri». Questo non sarebbe accaduto: l’ultima notizia certa su Igor – che poi si è scoperto essere l’alias di Norbert Feher – era quella del 2 aprile, ovvero il giorno successivo all’omicidio di Davide Fabbri a Budrio, a circa 40 chilometri di distanza dal Mezzano.

Pur essendo vero che nella chat su Whatsapp della polizia provinciale Ravaglia aveva diffuso la foto segnaletica di Igor e che il comandante Claudio Castagnoli avesse dato indicazioni di allertare immediatamente i carabinieri nel caso i propri operatori lo avessero incrociato, è stato lo stesso Ravaglia – sentito dal pm – a specificare che in quei giorni non si aspettavano di trovarsi in un’area battuta dal killer.
Di più: una volta incrociato il Fiorino con a bordo “Igor”, Ravaglia stesso non si aspettava che fosse lui, non gli venne il benché minimo sospetto, altrimenti «avrei immediatamente allertato i carabinieri senza intervenire direttamente, ed avrei fatto lo stesso anche se avessi avuto a bordo un altro agente della Provinciale, armato».

Anche gli atti ufficiali fatti prelevare dal pm in tutte le sedi delle forze dell’ordine e di ordine pubblico sembrano andare in questa direzione. A Ferrara si cercava Igor Vaclavic sino al 10 aprile quando arrivò in questura un’informativa dei carabinieri: sei giorni prima le impronte digitali annotate nella banca dati Sdi avevano dato corrispondenza con un altro nome, più fresco, quello vero di Norbert Feher, l’autore degli omicidi di Budrio e del Mezzano. «Nessun elemento investigativo o di rilievo per l’ordine e la sicurezza pubblica veniva comunicato in questura o in sede di riunione tecnica interforze prima dell’8 aprile». Anzi, scrive il pm, «la sicura identificazione del Vaclavic-Feher […] può ritenersi raggiunto solo dopo le indicazioni fornite dal sopravvissuto marco Ravaglia […] nonché dal riscontro balistico del Ris di Parma pervenuto l’11 aprile, da quello dattiloscopico del 24 aprile, ed infine da quello genetico del 25 aprile».

Prima di allora, l’unica segnalazione, parziale, estremamente incompleta perché neppure le forze dell’ordine sapevano ancora con chi avevano a che fare, è del 31 marzo, il giorno dopo la rapina a Consandolo nei confronti della guardia giurata: il comando provinciale dei carabinieri comunica alla prefettura che erano in corso le ricerche dell’autore, in collaborazione con i militari di Molinella, nell’area tra le province di Ferrara e Bologna. Ma di Igor o Norbert Feher ancora non si sapeva nulla. E della sua presenza nel territorio ferrarese non si sapeva nulla neppure il 2 aprile, quando da Bologna è stata diramata a tutti i comandi dei carabinieri dell’Emilia Romagna l’informazione che il sospettato numero uno per l’omicidio di Budrio era “Igor Vaclavic”, «sottolineandone la pericolosità e la disponibilità di armi da fuoco». Ma nella riunione tecnica del 7 aprile i carabinieri hanno ribadito che non c’erano elementi per sostenere che il killer gravitasse nel Mezzano. Data la premessa, nessuno ha detto niente alla Provincia, al suo comando di polizia o alla Municipale di Ferrara.

Soprattutto, nessuno in quei giorni ha collegato tra loro i fatti, la rapina di Consandolo e l’omicidio di Davide Fabbri, non è scattato nessun allarme particolare e, dunque, non c’era nessuna zona rossa da tracciare nel Mezzano, nessun servizio di pattugliamento da sospendere. Fino a che non è stato troppo tardi.

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