gio 10 Ago 2017 - 4248 visite
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A Ferrara la base di smistamento dei predoni dei garage

Operazione Transport. La Polizia di Stato arresta sette persone per diversi furti in negozi di biciclette e nei box privati

Una “banda senza scrupoli” che metteva a segno veri e propri raid notturni nei garage delle abitazioni e nei negozi di biciclette, opportunamente scelti durante dei sopralluoghi a bordo di auto rubate per non essere riconosciuti durante i giri di perlustrazione.

Sono 49 i furti accertati in 3 mesi di indagine (da marzo a giugno), più i 5 veicoli rubati e le 14 bici costose (prelevate con ingegnosi stratagemmi, come una corda calata da un buco sul tetto) per un valore di oltre 100mila euro.

A tanto ammonta il bottino della banda dell’Est sgominata dalla Polizia di Stato, che all’alba di mercoledì 9 agosto ha arrestato sette persone e denunciato a piede libero altre quattro, tutte provenienti dall’Ucraina e dalla Moldavia, ma residenti a Ferrara e Bologna, per lo più irregolari sul territorio e con precedenti specifici. Alcuni di loro già in carcere per aver fatto parte anche della “banda del buco” incastrata tre mesi fa dai carabinieri.

A Ferrara era situata la base di ricettazione e smistamento della refurtiva, custodita in due garage in via Magenta e corso Piave, dove abitavano due dei componenti, in attesa di consegnarla ai corrieri stranieri che la rivendevano sul mercato dell’Est, mentre i colpi sono stati messi a segno a Zola Predosa, Minerbio, Crespellano, Castel San Pietro, Casalecchio, Vergato e Gaggio Montano (in provincia di Bologna), Savignano sul Panaro in provincia di Modena, Imola, Cesenatico, Reggio Emilia e Verona.

Il sodalizio criminale era ben organizzato. Il modus operandi cambiava a seconda delle necessità: dopo aver scelto il luogo in cui colpire, i presunti predoni usavano il metodo del foro sulla maniglia o tagliavano i cardini delle porte basculanti per entrare nei garage e depredare tutto quello che trovavano: tv, attrezzi da lavoro, casse di vino, affettatrici, passeggini. Nei negozi di biciclette eludevano il sistema di allarme e facevano razzia di  mezzi costosi (dai 2 ai 5mila euro), facili da rivendere (già smontati) all’estero, con il trucco della corda che poteva far ‘fluttuare’ le bici in aria fino a raggiungere il tetto, dove i ladri aspettavano le due ruote attorno al buco creato ad hoc.

“Tra di loro – spiega il comandante della Mobile Andrea Crucianelli – comunicavano con un linguaggio criptico (“lavorare” veniva usato al posto di “rubare”; le auto le chiavano “carrozza”, che tradotto in romeno vuol dire “transport”, da qui il nome dell’indagine), durante i sopralluoghi spegnevano i cellulari e ricorrevano spesso ai social, avevano addirittura un profilo Facebook dove pubblicavano le foto della refurtiva”. Gli espedienti non hanno fermato le intercettazioni della polizia.

L’indagine è stata condotta dal personale della squadra mobile di Ferrara con la collaborazione della squadra mobile di Bologna e della polizia municipale di Minerbio Baricella che per prima ha individuato le auto rubate. La prima volta è stata lo scorso 23 dicembre, quando la pattuglia ha inseguito la macchina rubata fino a Ca’ De Fabbri prima di essere speronata. Il secondo inseguimento era terminato a San Bartolomeo in Bosco, dove il 16 gennaio la macchina in fuga si era schiantata contro un muretto e i banditi avevano proseguito la fuga a piedi.

A capo della banda, secondo gli inquirenti, c’era Vitlie Uniuc, moldavo di 27 anni. “Vitalik”, questo il suo soprannome, sceglieva gli obiettivi e assoldava la manovalanza, che non mancava mai: erano proprio i suoi connazionali a chiamarlo per andare a “lavorare“. Il suo braccio destro era Sergiu Sava, incensurato moldavo di 22 anni, detto Seriojka, mente Vasile Mocanu, moldavo di 25 anni, veniva reclutato come “soldato” durante i furti. Al suo fianco Dmytro “Demon” Shutiak, ucraino di 27 anni, che trasportava la refurtiva in casa di Maksym “Max” Myloslavskyi, ucraino di 28 anni, il custode della banda con il suo box in via Magenta a Ferrara. Smascherato quel deposito, sono entrati in gioco Ruslan Zaparaniuk, ucraino di 44 anni detto “Russik”, e Spiridon Chise, moldavo di 26 anni detto “Spiru” che hanno offerto il proprio garage di corso Piave come rifugio.

Quattro i residenti a Ferrara: Dmytro Shutiak, Maksym Myloslavskyi, Ruslan Zaparaniuk e Spiridon Chise.

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