lun 6 Mar 2017 - 1373 visite
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La “non festa” dell’8 Marzo

Presentate le iniziative della giornata nazionale: quest’anno ci sono anche i sindacati

di Cecilia Gallotta

“L’8 marzo non è una festa”: lo dice chiaro e tondo la presidente del Centro Donna Giustizia Paola Castagnotto, prima di presentare il programma della mobilitazione – perché di questo si tratta – del prossimo mercoledì.

Otto slogan che inneggiano alla libertà – dall’ingiustizia, di lavorare, dalla violenza, dal sessismo, nelle differenze, di raccontarsi, di muoversi e restare – tessono le fila della giornata: un filo che va dietro e oltre l’8 marzo, perché “della donna ci si deve occupare anche i restanti 364 giorni – come puntualizza Luciana Tufani del Centro Documentazione Donna – ma la giornata è comunque un’ottima occasione per richiamare l’attenzione della città, di uomini e donne, per riflettere e verificare i temi che proponiamo”.

Non a caso le donne che si fermeranno in piazza, scattato mezzogiorno, lo faranno nel senso letterale del termine, e precisamente a braccia incrociate: qualche minuto simbolico “per far vedere se la donna si ferma, cosa può creare”. Dalle 10 alle 12 gli studenti del Liceo Artistico Dosso Dossi proporranno un ‘live painting’ di ognuno degli slogan, in un momento artistico e musicale assieme ai ragazzi del Conservatorio di Ferrara. Alle 21 presso il Circolo Arci Bolognesi – con aperitivo a partire dalle 19 – un’ironico burlesque dal titolo “Mi spoglio perché voglio”, il cui ricavato (3 euro con la tessera Arci) verrà devoluto al Centro Donna Giustizia.

E’ dalla manifestazione “Non una di meno” contro la violenza sulle donne dello scorso 26 novembre “che si stanno riattivando una serie di mobilitazioni, portando quest’anno l’8 marzo ad essere un evento mondiale”. La convenzione di Istambul, una giustizia certa, e soprattutto la questione della discriminazione di reddito hanno catturato anche l’attenzione dei sindacati Cgil, che farà parte dal banchetto in piazza Trento Trieste assieme all’Udi, al Cdd e al Centro Donna Giustizia. Un banchetto che oltre alle mimose e ai palloncini neri e fucsia – colori della manifestazione di Roma sopra citata – distribuirà anche documenti politici per motivare tutti coloro che vorranno esprimere la loro adesione alla mobilitazione.

“Quest’anno sì, ci siamo anche noi – conferma la segretaria Cgil Valentina Ziosi – perché il problema non è solo delle donne, ma è culturale: dobbiamo rompere il silenzio degli uomini. Partendo dal nostro sindacato stiamo facendo assemblee, siamo impegnati col referendum per l’abolizione dei voucher e il ripristino solidale negli appalti, tutte cose che hanno colpito i giovani e le donne. Il tema della violenza, delle 116 donne morte del 2016 – prosegue Ziosi – dovrebbe far inorridire chiunque, e non ci dovrebbe essere bisogno di sensibilizzare. E il filo tra la violenza fisica e lo sfruttamento lavorativo è sottile, perché il lavoro è una parte importante della vita da cui derivano necessità e gratificazione, condizioni che rendono la donna sfruttata sul lavoro più esposta alla violenza”.

Una discriminazione di cui si parla “anche fra le attrici degli Oscar – ricorda Paola Castagnotto – che alle premiazioni dell’anno scorso hanno denunciato la differenza di reddito maschile e femminile. Perfino lì – quindi – e provate a immaginare quelle che ci sono in tutti gli altri settori e a livelli molto più vicini a noi” prosegue, ricordando il caso di Paola Clemente, la bracciante d’Andria “che prendeva 2 euro all’ora ed è morta di fatiche, per il cui caso adesso si è riaperto il processo che era andato in prescrizione”.

La mobilitazione, che sarà attiva anche in provincia con banchetti, distribuzioni e incontri culturali, vedrà come ospite presso il Cdd l’associazione Cefa, onlus che si occupa di azioni positive nei Paesi del Terzo Mondo, “dove (e non solo lì) la maggior parte dell’economia sta sulle spalle delle donne”.

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