Rompe le acque alla fermata del bus in corso Giovecca
Un primo pomeriggio tutt'altro che ordinario quello vissuto oggi in via Giovecca, alla fermata dell'autobus di fronte alla Parrocchia Santa Chiara
Un primo pomeriggio tutt'altro che ordinario quello vissuto oggi in via Giovecca, alla fermata dell'autobus di fronte alla Parrocchia Santa Chiara
Hanno trascorso il weekend all'insegna del divertimento ma quando hanno realizzato che, a causa della tarda ora, i servizi di linea non effettuavano più corse, hanno ben pensato di utilizzare un'ambulanza del 118 come taxi per ritornare a casa
Due auto parcheggiate con esposto sul parabrezza lo stesso Cude - Contrassegno Unico Disabili Europeo, documento rilasciato in un'unica copia all'avente diritto. Una circostanza piuttosto anomala e sospetta, che ha portato a scoprire un illecito grave: la contraffazione di un certificato appartenente a una persona con disabilità che, peraltro, risulta attualmente ricoverata in una struttura sanitaria
Un confronto diretto con il territorio e con gli operatori del comparto della pesca e dell’acquacoltura, interessato da una crisi strutturale legata alla proliferazione del granchio blu e ai fenomeni di anossia delle vongole che da tempo incidono su lavoro, imprese e comunità costiere
Si è svolto stamattina (giovedì 15) il sopralluogo congiunto delle istituzioni a Zerbinate, al termine del maxi intervento da oltre un milione di euro di risanamento dell’area inquinata adiacente ai laghetti di via Consorziale
Intrighi, soffiate e faide interne. Il tutto all’ombra della ‘Ndrangheta. C’è di tutto in questa “storia squallida”, come la definisce Gabriele Carchidi, giornalista del settimanale Cosenza Sport che svela i possibili retroscena che potrebbero aver portato al trasferito dal Gruppo Zeta.
Il Gruppo Zeta è la task force dei carabinieri che stava indagando sull’omicidio di Donato “Denis” Bergamini, il ‘calciatore suicidato’. L’atleta nato a Boccaleone di Argenta nel ’62 venne trovato morto il 18 novembre 1989 sulla statale Jonica nei pressi di Roseto Capo Spulico in provincia di Cosenza.
Sul caso del trasferimento del gruppo investigativo aveva depositato di recente una interpellanza il deputato ferrarese Alessandro Bratti (vai all’articolo), definendo il caso “oggettivamente anomalo” e chiedendo se questi carabinieri “nel corso dei mesi in cui sono stati impegnati nell’attività, abbiano ricevuto il necessario sostegno dalla loro gerarchia o se, diversamente, la loro opera investigativa sia stata in qualche modo contrastata o resa disagevole”.
Ora, secondo il settimanale Cosenza Sport, la risposta arriverebbe da una denuncia che i carabinieri Redavid, Citino, Lupo e Greco, i componenti del Gruppo Zeta – e con loro gli investigatori Giordano, Marano e Scorzo -, avrebbero fatto nei confronti di un loro collega, che ritenevano colluso con la ‘ndrangheta, e i loro superiori che – sempre secondo la ricostruzione di Carchidi – lo coprivano.
Il collega, secondo il Gruppo Zeta, avrebbe avvertito la famiglia di un latitante che la loro casa era sotto controllo, fornendo anche la mappa per bonificare gli ambienti dalle microspie. Il maresciallo spia viene intercettato dal Gruppo Zeta, che avverte i superiori. Siamo a maggio 2011.
Il 13 giugno 2011 i carabinieri che avevano trascritto le intercettazioni completano una nuova annotazione di polizia giudiziaria. Due settimane dopo arriva l’ordine di trasferimento.
Quanto alla “talpa”, Cosenza Sport fa sapere che continua la sua attività come nulla fosse. Non è stato insomma toccato da alcuna indagine di approfondimento. La storia però non finisce qui e promette di avere riverberi giudiziari. Gli uomini del Gruppo Zeta infatti, assistiti dai propri avvocati, hanno deciso di ricorrere in Cassazione.
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