“Poste, chiusura in massa dei conti correnti”

La ‘minaccia’ dei sindaci dei comuni colpiti dal piano di tagli

Sono sul piede di guerra i sindaci dei comuni colpiti dal piano di tagli di Poste italiane, che potrebbe portare alla chiusura in provincia di sedici uffici. Martedì un incontro a livello regionale ha forse messo in moto qualcosa, ma hanno preferito confermare l’impegno di ieri mattina in Castello per fare il punto della situazione, e ricordare un’arma a disposizione dei loro cittadini: la chiusura in massa dei conti correnti aperti presso Poste italiane.

Per il sindaco di Ostellato Andrea Marchi, che nel proprio territorio vede a rischio l’ufficio di Rovereto, la “mancanza di comunicazione e concertazione” da parte di Poste significa “mancanza di correttezza istituzionale: un promotore di servizi che i cittadini pagano profumatamente non può non confrontarsi con la propria clientela”. Pesa, come sottolineato da tutti gli altri colleghi, la collocazione degli uffici da chiudere, “in centri periferici i cui residenti hanno un’età media che spesso è la più elevata del territorio comunale”. Ecco allora perché Marchi chiede concertazione e soprattutto nessun “compromesso al ribasso”, della serie: qualcuno lo salviamo, qualcuno no.

D’accordo il primo cittadino copparese Nicola Rossi, che di uffici a rischio ne conta due (quello di Saletta e quello di Sabbioncello san Vittore), e pure l’argentano Antonio Fiorentini, che teme per Ospital Monacale e Anita: “non vorrei mai essere messo di fronte al giochino di scegliere uno o l’altro dei due – conferma quest’ultimo –, sarebbe una beffa”. Intanto nelle due frazioni è in corso una raccolta di firme a difesa degli uffici: ad Anita si è arrivati a quota 224 su 630 residenti, ad Ospitale a 300 su 860, e Fiorentini è primo firmatario di entrambe. “Non vanno bene né il metodo né la sostanza – insiste l’argentano –, qui ci prende di mezzo sempre la povera gente, quella che più ha bisogno di servizi: fa incarognire che nella crisi speculativa in cui ci troviamo debbano essere colpiti gli uffici postali delle frazioni”.

Qualche cartuccia in canna però i sindaci sono sicuri di averla, come spiega il sindaco di Ro Filippo Parisini, che deve difendere gli uffici di Ruina (500 finora le firme raccolte) e Alberone (700). “Già dieci anni fa – ricorda – il Comune firmò una convenzione con Poste, con cui si stabilì che le avrebbe versato 10mila euro l’anno perché svolgesse alcuni servizi multifunzione. Non voglio dire che abbiamo comprato l’apertura dell’ufficio, ma sicuramente la pubblicazione di avvisi del comune sulle sue bacheche sì”. Anche da queste parti a risentire della chiusura sarebbe una popolazione anziana, “con poca mobilità e senza alfabetizzazione informatica”, pronta però, in una “lotta non violenta”, ad un’arma non da poco: “la chiusura in massa dei conti correnti aperti presso Poste italiane”, minaccia il sindaco di Ro.

Due pure a Mesola gli uffici a rischio, ha ricordato il sindaco Lorenzo Marchesini, quello di Monticelli e quello di Massenzatica, e “non c’è un sistema di mobilità delle persone che potrebbe sopperire a queste chiusure – ricorda –: creerebbero danni immani, superiori al vantaggio economico. Se l’operazione continua la coesione sociale è a rischio, e io non sono disposto a mediare”. Pure da lui lo stesso avvertimento di Parisini: “questi uffici gestiscono masse di risparmio notevoli, che certo non sono garantite”.

Marco Fabbri e Paola Ricci si dividono un altro ufficio a rischio, quello di Vaccolino, che si trova in territorio comacchiese ma in una frazione è a cavallo di due comuni. “Poste italiane ci ha avvisato attraverso i media – premette il primo –, e ci interesserebbe avere dati che dimostrano la non economicità del mantenimento. Tra l’altro l’ufficio è ubicato in un immobile di proprietà del comune, per cui paga un canone di 200 euro che siamo disposti ad azzerare, ed è l’unico sulla Romea, attrattivo anche per chi vi transita”.

“E pensare – conclude la seconda – che si è stati di recente obbligati ad aprire un conto corrente per l’accredito di assegni pensionistici superiori ai mille euro. Una vera beffa”.

Non è detta in ogni caso l’ultima parola: ieri i vertici regionali di Poste italiane, dopo un incontro tra le province emiliano-romagnole, hanno dato mandato ai vertici provinciali di trattare con i comuni, “e noi ora attendiamo risposte alle nostre lettere”. Va ricordato che a rischio sarebbero anche gli uffici di Burana, Gavello, Reno Centese, Marrara, Monestirolo e Villanova di Denore.

 

21 Commenti in: ““Poste, chiusura in massa dei conti correnti””


  • IL ANI ha scritto il 1 agosto 2012 alle 21:08

    ..invece di aumentare le ore di aperture degli uffici postali,senza aumento di stipendio…qsti pensanomdi chiudere!!!… Ma fateli lavorare di !!!!

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  • giro ha scritto il 1 agosto 2012 alle 21:11

    Quando si da’ da parte dello stato in gestione un servizio a forte valenza pubblica come le poste.I conti sono da fare  con il risultato economico generale.Se nel totale non c’e’ guadagno allora occorrono altre soluzioni. Ma perche’  l’ufficio di paese  o paesino non e’ economico  si va’ a chiudere mi sembra anzi e’ una prevaricazione  che un governo forte puo’ bloccare .E fornire il servizio ad altre societa’. Bisogna vedere in questi casi cosa prevedeva il contratto nazionale con poste e Governo.L’idea di toglirgli i sodi e’ l’unica subito attuabile. Fatela subito.

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  • Italien ha scritto il 1 agosto 2012 alle 21:17

    arma potente ,di questi tempi……bravi!!!

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  • emiliano ha scritto il 1 agosto 2012 alle 21:38

    Se chiudono gli Uffici, danno già per scontata la chiusura dei conti correnti. Del resto, Poste Italiane è una spa e non un carrozzone. In ogni caso, si chiama spending review al pari della soppressione prevista per altri Uffici pubblici. Cade un mito, ma il problema non è di poco conto per gli utenti che lo subisccono.

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  • Pere Ubu Roi ha scritto il 1 agosto 2012 alle 21:52

    200,00 euro al mese ritengo…ma Le pare che la annunciata chiusura dell’Ufficio sia determinata dal canone di locazione? I conti correnti postali poi sono più vantaggiosi, o meno costosi, di quelli bancari,nessuno ci rinuncerebbe e poi per le pensioni oltre un certo importo sono obbligatori.

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  • Menenio ha scritto il 1 agosto 2012 alle 21:55

    Questo è il risultato delle esternalizzazioni. I sostenitori di destra e sinistra riflettano prima di sostenerle ancora. Siamo uno dei pochi paesi al mondo che non hanno più il servizio di posta pubblica. Chi deve fare un vaglia o un pagamento dovrà spendere di più comunque. Bravi sindaci! Anche gli altri sindaci dovrebbe allearsi anche se ora non sono coinvolti, ma prima o poi toccherà anche a loro! 

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  • nutria incipriata ha scritto il 1 agosto 2012 alle 22:02

    Stanno solo bussando alle casse dei Comuni ! E qualcosa ci guadagneranno!
    Mo un affitto a scrocco… un qualche contrattino ad hoc…..e via dicendo!
    Perchè affermo ciò?
    Questo link mi ha fatto pensare:
    http://www.cassanoweb.it/attualita/22621-addio-poste-italiane-il-comune-passa-ai-privati.html
    ciao ciao

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  • Ricky ha scritto il 1 agosto 2012 alle 22:36

    Insomma, il discorso è uno solo, l?ufficio postale è nato per spedire lettere, pacchi, ecc. ormai l’ufficio postale è diventato peggio, ma molto peggio di una banca, non pui recarti in questo sito pubblico per pagare un bollettino ed aspettare 2 ore perchè davanti da te ci sono 2 persone che devono aprire un banco posta..

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  • Arpeg ha scritto il 1 agosto 2012 alle 22:49

    Come mai sono cosí felici nella foto!

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  • giuan ha scritto il 2 agosto 2012 alle 0:01

    Capisco le difficolta’, ma poste italiane e’ una azienda che deve guadagnare e, se un ufficio non guadagna, non ha senso tenerlo aperto. Le poste non sono un ente di beneficienza anche perche’ il costo poi grava sempre su di noi!!!

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  • CUCURUCUCU ha scritto il 2 agosto 2012 alle 2:01

    il carrozzone va avanti da se con le regine i suoi fanti e i suoi re. ( RENATO ZERO )

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  • luca lolli ha scritto il 2 agosto 2012 alle 7:10

    arpeg sono sorridenti perchè sanno che una foto ricordo una volta tanto che possono are la colpa a qualcunaltro così presto andranno a casa con le coscienze pulite

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  • Roberto ha scritto il 2 agosto 2012 alle 7:43

    Giuan, le Poste saranno pure una azienda che deve guadagnare, ma fa un servizio al cittadino, servizio che in certe localita’ isolate e’ fondamentale ma poco redditizio. Non sempre servizio fa rima con profitto, ma nel caso delle Poste a mio parere bisognerebbe trovare una mediazione.

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  • MarkMo ha scritto il 2 agosto 2012 alle 9:06

    @Pere Ubu Roi
    Ci sono diversi conti correnti dematerializzati che non costano assolutamente nulla (ad esempio la famosa zucca, ma io ne ho un altro) e quindi la pensione potrebbe essere accreditata lì. Addirittura si possono pagare i bollettini postali in home banking, almeno con la mia. Io non metto piede in un ufficio postale o in una banca da anni, salvo l’invio di raccomandate (ma quando posso uso la Posta Elettronica Certificata) o di pacchi.

    Il problema è che le persone di una certa età vogliono vedere l’impiegato e non gli interessa avere zero spese, carte gratis, bolli gratis, ecc.
    Io stesso non ce l’ho fatta con mio padre.

    Una soluzione da mettere sul tavolo negoziale potrebbe essere l’apertura a rotazione, tipo giorni alterni.

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  • My Al ac Spal d'na volta ha scritto il 2 agosto 2012 alle 9:22

    Già fatto. Anche se sono di Ferrara ho già chiuso i due conti corrente e la carta postepay alle poste  ed invito tutti a farlo, questo è un segnale forte!
    Per i depositi ci sono anche le banche (alcune offrono il c/c a costo zero – si pagano solo i bolli di legge. Informatevi)

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  • enrico ha scritto il 2 agosto 2012 alle 9:48

    Che ben venga la chiusura degli uffici minori soprattutto quelli periferici monoperatore,perche’ questi sono uffici di comodo.Invece cercate di potenziare gli uffici centrali e le succursali,vedrete che i tempi delle file di attesa si accorciano.

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  • max ha scritto il 2 agosto 2012 alle 18:13

    spero che la politica delle autonomie locali interessate eserciti il suo mandato in maniera piu’ costruttiva, rispetto ad un atteggiamento di pura e sterile rivalsa nei confronti dell’azienda postale . I rappresentanti politici della cittadinanza comincino a pensare di dare vita ad una economia “sociale” sul loro territorio e non solo alla solita econonomia assistenzialedalla quale nessuno ci ha mai guadagnato niente, eccetto coloro che si fregiano di essere rapprenentanti politici della cittadinanza

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  • maxximo ha scritto il 2 agosto 2012 alle 18:25

    Bene la chiusura dei piccoli uffici postali. Basta sprechi !

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  • bad girl ha scritto il 2 agosto 2012 alle 18:36

    per quanto mi riguarda gli uffici in perdita possono chiudere.
    chiudono pure le aziende in crisi e non se ne frega niente nessuno e le persone perdono il lavoro …questi delle poste andranno a lavorare altrove non vengono licenziati …qual’è il problema?!!!!

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  • moira ha scritto il 2 agosto 2012 alle 22:56

    A mio parere le paste sono diventate banche. Dovrebbero tornare a fare il proprio dovere. Perchè i postini non vanno in bicicletta o in motorino? Tutti in auto ma questo non è uno spreco? 

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  • orchidea ha scritto il 13 agosto 2012 alle 14:15

    Se quelle belle persone ritratte avessero fatto seriamente fronte comune anche per difendere l’Ospedale di Copparo…..

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