Stanno per scadere i termini di custodia cautelare. Tra due giorni il suo presunto persecutore uscirà dal carcere. E lei teme che ricominci il suo calvario. “Da quel momento ho finito di vivere”, racconta ai taccuini all’uscita dell’udienza che si è tenuta ieri in tribunale Cinzia G.. La donna, parte civile nel processo e difesa dall’avvocato Pelizzola, si riferisce a quando Luca L., ferrarese di 41 anni, iniziò secondo le i a perseguitarla.
Il caso era già finito sulle cronache giudiziarie cittadine (vai all’articolo http://www.estense.com/?p=100119), quando lo scorso 6 novembre venne arrestato dalla squadra mobile di Ferrara su ordine di custodia in carcere emesso dal gip Silvia Marini. L’uomo era già stato colpito un paio di settimane prima dagli arresti domiciliari per stalking nei confronti della donna, anche lei ferrarese, di 48 anni. In quell’occasione la misura cautelare seguì a presunte molestie incessanti, condotte attraverso telefonate, lettere di insulti e minacce (questa la versione della parte offesa), fino a visite sul posto di lavoro della vittima, che aveva presentato molte denunce in questura nei confronti dell’uomo.
Non solo. Il 40enne era già destinatario di un ammonimento da parte del questore emesso nel settembre 2009 ed era stato colpito dalla misura del divieto di avvicinamento dei luoghi frequentati dalla parte offesa. Divieto che l’uomo avrebbe puntualmente violato.
Le vessazioni sarebbero consistite in frasi ingiuriose, telefonate (anche 159 in un solo giorno), “pedinamenti” con l’auto nel centro cittadino, stazionamenti sul posto di lavoro della donna, facendola inoltre bersaglio di innumerevoli missive sempre dal tenore persecutorio.
Tutto ebbe inizio nel giugno 2009, quando l’uomo viene rimosso dall’incarico che occupava all’interno dell’Atc, associazione traumi cranici di Ferrara. Al suo posto viene messa la signora Cinzia. Che da quel momento sarebbe divenuta il suo bersaglio, la “colpevole” della sua rimozione.
Ora è in corso il processo contro l’uomo, difeso dallo studio Bolognesi. Ieri mattina sono stati sentiti gli psichiatri che hanno esaminato il caso. In sintesi sia il perito del tribunale che i consulenti di pm e difesa concordano sulla capacità parziale di intendere e volere, mentre sono sorte discrepanze in merito alla pericolosità sociale dell’imputato.
Il giudice Matellini si è riservato se integrare o rinnovare la perizia e ha rinviato le parti al 7 ottobre. Intanto però, come si diceva, il 21 luglio l’uomo uscirà dal carcere. E la vittima teme di rivivere quei terribili 15 mesi. “Mi auspico per la mia assistita – commenta Pelizzola – che la procura si attivi nella direzione della pubblica sicurezza”.
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