
Mauro Cavallini
Con il voto di fiducia in Parlamento sul decreto Ronchi di mercoledì 18 novembre, il Governo ha per la ventiseiesima volta in questa legislatura, scelto di blindare un testo strozzando inesorabilmente il dibattito.
Un’azione grave del Governo: con l’art.15 di questo decreto, si intende di fatto privatizzare i servizi pubblici locali acqua compresa.
Una modalità indecorosa: si decidere in merito ai servizi pubblici, intervenendo su una questione di diretto interesse delle comunità locali e di tutti i cittadini, e non ci si confronta in Parlamento.
Una forzatura nemmeno troppo “furba”: l’articolo è contenuto all’interno del decreto per l’attuazione di obblighi comunitari, senza che sulla questione “servizi pubblici locali” vi sia un’infrazione aperta o una direttiva comunitaria a cui corrispondere.
Il nostro sdegno è forte proprio in questa città, in cui si è scelto per troppo tempo di rendere incandescente il dibattito politico con un’artificiale e strumentale accusa: con la nascita di Hera prima e la vendita delle reti gas poi si è scelta la strada della privatizzazione. Purtroppo il decreto sancisce l’inadeguatezza di quel dibattito mostrando il vero volto della privatizzazione. Tuttora quindi il pacchetto azionario è saldamente in mani pubbliche, con comuni che hanno più azioni di altri ma con la garanzia che a decidere non sono i privati. Invece di rafforzare il ruolo nella governance degli Amministratori Pubblici (e quindi delle comunità), il decreto Ronchi sovverte questo stato di cose, obbligando le multi-utility quotate in borsa a ridurre la quota di controllo degli enti pubblici che non potrà superare il 30% e che potrà salire al 40% per le società non quotate. Quindi anche le vecchie municipalizzate o aziende speciali saranno colpite dal decreto. Un’autentica rivoluzione che introduce – questa volta veramente – il concetto di privatizzazione per tutti i servizi essenziali, arrivando addirittura a obbligare i comuni a cedere le loro quote, pena l’esclusione dalle gare per l’affidamento dei servizi.
Si sceglie di fatto di non occuparsi più di questi servizi perché si tratterebbe di una partita di difficile gestione, abdicando alla possibilità di garantire gli interessi dei cittadini, dei lavoratori e delle imprese. Anziché rafforzare la possibilità di intervento degli Amministratori Locali regolando questo settore, si chiede ai privati di sbrigarsela loro andando in controtendenza rispetto all’Europa.
Si impone pertanto una riflessione seria, orientata a stabilire quale società vogliamo, se riteniamo che l’acqua e la gestione dei rifiuti (sia la raccolta che lo smaltimento) debbano essere affari esclusivi dei privati anche di fronte alle sfide del mercato che il pubblico ha mostrato di reggere in modo eccellente.
L’attualità del dibattito deve essere incentrata sullo stabilire che e come devono essere governate le risorse primarie come l’acqua perché chi la governa comanda. Noi non intendiamo rassegnarci all’idea che a comandare siano i privati in luogo di amministratori pubblici solamente perché l’acqua, anche per la complessità della sua gestione, troverà interlocutori interessati solo tra chi mira ad ottenere utili maggiori. Abbiamo infatti visto i dati di confronto tra le tariffe applicate in altre realtà non solo europee e tra le condizioni degli impianti: l’Italia ha le tariffe dell’acqua tra le più basse ma anche una grave carenza in termini di manutenzione. Crediamo che con le norme sulla privatizzazione dell’acqua contenute nel decreto Ronchi si intraveda solo una possibilità: il rialzo delle tariffe!Non esiste nessuna garanzia in termini di investimenti, in termini di qualità e in termini di accessibilità alla risorse da parte di tutti.
Questo decreto non sarà quindi solamente un rovesciamento della tradizione positiva di quella parte dell’Italia che ha in decenni operato affinché i servizi essenziali rimanessero sotto il controllo pubblico – queste sono le radici che vorremmo difendere e non disperdere – è anche un attacco al sistema del welfare che il nord del nostro Paese ha attuato con grande lungimiranza, contrapposto al grave ritardo accumulato dal sud come evidenzia, fra le altre cose, la drammatica crisi dei rifiuti in città come Napoli e Palermo. Oggi è il modello disattento e disordinato che viene premiato!
Auspichiamo si inizi a discutere fra le forze politiche, le associazioni e nei consigli comunali. Confidiamo su chi ha a cuore il destino dei cittadini affinché levi la propria voce, aldilà di ogni singola appartenenza politica.
Chiediamo infine che il nostro partito – il Partito Democratico, in particolare quello della città – intervenga con fermezza – la stessa che riconosciamo al nostro gruppo parlamentare ed al nostro presidente della regione Vasco Errani – per denunciare con forza la situazione che si verrà a creare.
Mascia Morsucci
Mauro Cavallini
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