Gio 8 Dic 2022 - 347 visite
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Cgil e Uil scendono in piazza contro la manovra finanziaria del governo Meloni

Le organizzazioni sindacali promuoveranno volantinaggi informativi nei mercati della provincia dal 9 al 15 dicembre, mentre il 16 dicembre manifesteranno davanti all’ingresso 2 dell’ospedale di Cona

(immagine d’archivio)

Cgil e Uil dell’Emilia Romagna, nell’ambito della settimana di mobilitazione nazionale contro la manovra finanziaria del governo Meloni, hanno proclamato lo sciopero generale per la giornata del 16 dicembre.

A Ferrara le organizzazioni sindacali promuoveranno volantinaggi informativi nei mercati della provincia dal 9 al 15 dicembre, mentre il 16 dicembre manifesteranno davanti all’ingresso 2 dell’ospedale di Cona.

“Il governo – affermano i sindacati – non ci ha ascoltato- La legge di bilancio è lontana dalle necessità del Paese, non aiuta i più poveri, non sostiene i redditi da lavoro e dei pensionati e quindi la crescita, in questo delicato momento di congiuntura economica. Al contrario, premia gli evasori e con la Flat Tax per il lavoro autonomo, aumenta l’iniquità del sistema fiscale colpendo i più poveri”.

Cgil e Uil aggiungono: “L’estensione dei voucher aumenta la precarietà e favorisce il lavoro nero, non si rinnovano i Ccnl e non si aumenta il potere d’acquisto dei salari con la decontribuzione; cosa ancor più grave in una fase di inflazione galoppante. Non si trovano gli investimenti necessari a garantire i diritti universali delle persone e a contrastare le disuguaglianze crescenti. In particolare, per l’istruzione e per la Sanità, alla quale – mentre continua ad affrontare gli effetti della pandemia – non vengono riconosciuti i maggiori costi sostenuti per le vaccinazioni e per i rincari energetici”.

“Dopo aver alimentato la falsa retorica (falsità comprovata da dati statistici) contro i poveri, si vuole – proseguono – depotenziare e in prospettiva cancellare anziché migliorare, uno strumento contro la povertà come il Reddito di Cittadinanza. Le roboanti promesse fatte in campagna elettorale sulle pensioni rimangono tali: non si modifica la legge Fornero ma ci si inventa un’altra quota (103), non si allarga l’Ape sociale, non ci si preoccupa delle pensioni dei giovani che con il sistema contributivo avranno trattamenti da fame e si tagliano le rivalutazioni delle pensioni. E si è perpetrata una grande ingiustizia sulle donne, peggiorando ‘l’opzione donna’”.

I sindacalisti concludono: “Sul fronte delle possibili entrate riteniamo che indebolire la tassa sugli extra profitti riducendo la platea delle aziende interessate, che dalla crisi energetica e pandemica hanno tratto enormi benefici, rappresenti un atto ingiusto e iniquo. Insomma, una finanziaria che non si ispira a criteri di solidarietà, giustizia sociale, qualità e stabilità del lavoro, ma che invece va in direzione opposta ai bisogni delle persone e strizza l’occhio agli evasori”.

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