
La planimetria dell’impianto
Nonostante il parere negativo del Consiglio comunale lo scorso 21 febbraio, va avanti l’iter burocratico autorizzativo per la costruzione dell’impianto di produzione di biogas in via Ponte Assa, a Villanova.
A segnalarlo è Sandra Travagli, tra le prime cittadine residenti ad attivarsi, durante i mesi scorsi, per far luce sulla questione e sensibilizzare la popolazione, anche con una raccolta firme, e che oggi chiede all’amministrazione comunale “più trasparenza e coinvolgimento di tutta la comunità”.
Ma andiamo per gradi. La battaglia di Travagli inizia all’indomani del ‘no‘ alla variante urbanistica necessaria al progetto presentato da Apis Fe1 da parte della maggioranza e del Movimento Cinque Stelle, quando “accidentalmente – racconta – vengo a conoscenza della possibile costruzione di una centrale vicino a casa mia, a due chilometri in linea d’aria da quella già esistente a Masi Torello“.
Così, dopo aver interpellato Arpae per avere informazioni più specifiche, viene informata della pubblicazione sul Burert (il bollettino ufficiale della Regione Emilia-Romagna) di un comunicato in cui poter leggere tutte le relazioni sul progetto, accompagnato dai numeri civici dei soggetti potenzialmente interessati dall’intervento e “da lì ho iniziato a muovermi, formalizzando le mie perplessità e sentendo i vicini per comprendere quale fosse il loro punto di vista e se fossero a conoscenza di ciò”.
L’indagine si estende e arriva fin sullo ‘scalone’ di piazza Muncipale. Dopodiché infatti, qualche giorno più tardi, Travagli telefona all’Urp del Comune di Ferrara, che l’aggiorna sulla volontà del vicesindaco Nicola Lodi – nonchè assessore all’Urbanistica – di “parlarne con i cittadini e venire sul territorio, ma poi la delibera è stata bocciata e non c’è più stata l’urgenza“. Dall’altra parte della cornetta si congedano con una promessa. “Faremo questa riunione il 3 marzo, mi dissero (2022) – afferma, ripercorrendo lo scambio telefonico -, ma non c’è mai stata”.
Finalmente poi il 28 giugno – quasi quattro mesi dopo – la donna viene ricevuta dal vicesindaco in municipio, nel suo ufficio. Raccoglie l’invito. “In quell’occasione – prosegue – mi è stato anticipato che in ogni caso si stava cercando una soluzione al problema della centrale” e due giorni più tardi, il 30 giugno, alla presenza anche della ditta costruttrice, nella sala del Consiglio comunale, viene organizzato un incontro con la cittadinanza.
In quella circostanza sono state formulate 10 domande “su cui – evidenzia – noi vogliamo informazioni. Ma oggi ancora non si sente niente. Stiamo cercando di allargare il coinvolgimento anche alle frazioni vicine. Ci preoccupa il silenzio generale, che c’è stato dall’inizio, durante e ancora adesso sta continuando a essere prevalente”.
E questo è un po’ il fil rouge di tutta la vicenda. La modificazione della zona per la costruzione dell’impianto, che ricordiamo venne presentata come una struttura di 13 ettari complessivi, di cui 6,5 di impianto vero e proprio e i restanti di bosco per costruire un cuscinetto verde con l’abitato di Villanova – “non ha visto – sottolinea – “il coinvolgimento dei cittadini, oltre che una vera e propria sottovalutazione di un progetto che è impattante“, dal momento che, come aveva affermato Lodi, ci sarebbe la “possibilità di emissioni odorigene, materia prima – scarti agricoli non destinati all’alimentazione, reflui zootecnici – procurata dalla Romagna”.
Attualmente il processo di autorizzazione sta andando avanti. Da poco è uscito il decreto del presidente della Provincia di Ferrara per quel che riguarda la valutazione ambientale, mentre Arpae sta proseguendo con il proprio processo di valutazione. Ma Travagli non si dà per vinta: “Abbiamo mandato al Comune la richiesta per un incontro, cercando di coinvolgere tutte le istituzioni e le associazioni. Ci è stato promesso un momento di confronto, ma al momento non sappiamo ancora nulla”.
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