Mer 29 Giu 2022 - 706 visite
Stampa

Siccità. Crisi idrica, la Regione: “Emergenza inedita, ora misure di medio-lungo periodo”

Nelle prossime ore Bonaccini firmerà lo stato di emergenza nazionale. Nuovo Piano di tutela delle acque: più capacità di stoccaggio, meno perdite di rete e riutilizzo della risorsa idrica depurata

Un nuovo piano di tutela delle acque, che preveda maggiore stoccaggio, meno perdite e riutilizzo. Per farlo ci saranno a disposizione dell’Emilia-Romagna oltre 600 milioni di euro. E l’assicurazione che nessun territorio, specialmente nelle province di Ferrara e Ravenna (le più colpite dalla crisi idrica), rimarrà senza acqua potabile.

Il tema siccità è stato al centro dell’ultima assemblea legislativa e a rispondere alle domande dei consiglieri è stata l’assessora all’ambiente Irene Priolo, che ha parlato di una “emergenza inedita nelle proporzioni, sicuramente più severa rispetto a quella già vissuta nel 2017 per diversi territori dell’Emilia-Romagna. Stiamo affrontando le difficoltà anche grazie agli interventi attuati negli ultimi anni e nessun territorio ha le ore contate per l’approvvigionamento idropotabile, nemmeno Ravenna e Ferrara”.

Ma serve lo stato di emergenza nazionale, cosa che “chiederemo entro 24 ore, per mettere in atto immediatamente le azioni necessarie ad affrontare le criticità, a partire da un maggiore rilascio dai grandi laghi a favore del Po, al momento il vero osservato speciale, insieme a progettualità di medio-lungo periodo da attuare in tempi celeri: stiamo già lavorando su entrambi i fronti”.

Obiettivo: fornire il quadro necessario della fase che si sta attraversando, facendo il punto sulle misure di prevenzione già attuate negli ultimi mesi dalla Regione e dai Consorzi e sugli interventi da avviare.

L’assessora ha ripercorso gli avvenimenti degli ultimi giorni. Dopo aver dichiarato martedì scorso lo stato di crisi regionale, nelle prossime ore il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, firmerà la richiesta dello stato di emergenza nazionale al Governo.

“Ottenerlo – ha sottolineato Priolo – è fondamentale per la gestione unitaria delle criticità che interessano tutto il bacino del Po, al di là dei confini regionali”. A questo scopo è in corso un grande lavoro di coordinamento tra Regione, Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile, Atersir, gestori del servizio idrico integrato, Consorzi di Bonifica e Anbi per censire tutte le azioni necessarie nell’immediato per affrontare l’emergenza.

“I cambiamenti climatici in corso – ha ricordato Priolo – ci porteranno sempre più, in futuro, ad affrontare difficoltà legate alla scarsità della risorsa idrica. Il lavoro da fare è tanto, ma l’Emilia-Romagna non parte da zero. Innanzitutto, perché ha chiari i pilastri su cui fondare la propria strategia: più capacità di stoccaggiomeno perdite di rete e riutilizzo della risorsa idrica depurata. Sono i principi – ha aggiunto – a cui ispirare il nuovo Piano di tutela delle acque. Principi che già si rispecchiano negli investimenti previsti a partire dal versante idropotabile, candidati al Pnrr per 197 milioni, ma anche sul fronte irriguo, dove sul piatto ci sono in tutto 605 milioni”.

L’assessore ha poi chiarito che, “a differenza anche di alcune considerazioni allarmistiche riportate da giornali nazionali, al momento a Pontelagoscuro – che alimenta Ferrara – il Po è -7,17 m (-7,60 è il minimo necessario perché le pompe fisse funzionino), quindi c’è ancora margine. Hera ha inoltre già posizionato pompe ausiliarie per prelevare da superficie”.

In via precauzionale, quindi, si sono avviate le operazioni per installare 3 pompe da posizionare in alveo.

“Non ci sono quindi criticità imminenti nel ferrarese” assicura la Regione, dato lo stoccaggio di sicurezza disponibile attraverso appositi bacini che, spiegano i tecnici, potrebbe comunque sopperire per 3 giorni di fornitura idropotabile a Ferrara e provincia in caso di stop alle pompe e ai prelievi da Po.

Attenzione è posta anche sull’acquedotto gestito da Cadf che serve fino a 70.000 utenze di 11 comuni della bassa ferrarese: Riva del Po, Jolanda di Savoia, Mesola, Goro, Codigoro, Copparo, Tresignana, Fiscaglia, Lagosanto, Ostellato, Comacchio. Ben il 51% sono derivate dal Po, alla centrale di Serravalle. L’impianto si trova poco a monte dell’incile del Po di Goro e dista dal mare circa 45 km. È quindi minacciato dalla risalita del cuneo salino che, allo stato attuale, con l’alta marea ha già raggiunto i 21 km.

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 17 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività.
Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.


OPPURE
se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico)
puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit

IBAN: IT06D0538713004000000035119
(Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com
Stampa