Politica. L’ex leghista Davide Bergamini entra in Forza Italia
Dopo l'uscita dalla Lega, Davide Bergamini entra in Forza Italia. Ad annunciarlo è lo stesso deputato con una nota stampa inviata alle redazioni
Dopo l'uscita dalla Lega, Davide Bergamini entra in Forza Italia. Ad annunciarlo è lo stesso deputato con una nota stampa inviata alle redazioni
La Procura di Ferrara ha chiesto 24 anni di pena per Vito Mauro Di Gaetano, 43 anni, titolare del bar Big Town, e per suo padre Giuseppe, 71 anni. I due sono a processo davanti alla Corte d'Assise di Ferrara per l'omicidio di Davide Buzzi
Il Pd di Ferrara chiede all'amministrazione comunale di esprimersi contro "qualsiasi misura di dimensionamento scolastico che possa penalizzare il territorio comunale e provinciale di Ferrara"
La Regione dica quali interventi e quali azioni intenda attivare per accelerare l’attuazione del programma Feampa e per riuscire a impegnare e utilizzare la totalità delle risorse disponibili, a sostegno del comparto della pesca e dell’acquacoltura regionale. A chiederlo, con un'interrogazione immediata in aula, è il consigliere di Fratelli d'Italia Fausto Gianella
Promuovere l’attivazione del liceo scientifico, opzione Scienze applicate, all’istituto Guido Monaco di Pomposa di Codigoro per potenziare l’offerta formativa e contrastare la dispersione scolastica nel territorio del Delta del Po e ridurre il pendolarismo. A chiederlo è Marcella Zappaterra (Pd) con un'interpellanza sottoscritta anche da Paolo Calvano (Pd)
di Tommaso Mantovani*
No, egregio ministro P. Bianchi: le tracce della prima prova delle superiori non erano “tutte bellissime”.
Capisco e condivido, a volte, il bisogno di motivare, di mostrarsi “ottimisti”. Ma questa è la visione dei manager, degli imbonitori che devono vendere qualcosa che ha un prezzo. O quella del mondo agonistico, troppo legata al risultato, a tutti i costi. Non può essere quella di una istituzione educativa e culturale come la Scuola, rivolta alla cura e alla formazione dell’essere umano, fin dai tempi di Aristotele.
Se mai, dovremmo trasmettere la metodologia scientifica della ricerca, lo spirito critico dell’analisi. Anche l’umanità e l’intelligenza delle emozioni e dei sentimenti.
Non il plagio, i facili entusiasmi, il culto dell’apparenza. Avere o Essere, si chiedeva Fromm.
Da anni continuo a chiedermi che cosa c’entrino le metodologie aziendali e del marketing nella scuola pubblica: come lo misuriamo il “bilancio attivo”? Con il numero di iscritti? Con la media generale dei voti? Per quelli, basta essere di manica larga e garantire la promozione facile.
Ma, mi chiedo, le superiori devono essere un diplomificio?
Sono anni irripetibili questi dell’adolescenza e dell’età evolutiva in generale, in cui hanno fondamento il carattere e la sensibilità culturale di ciascuno di noi. Perché anteporre la propaganda, la “motivazione”, come in qualsiasi prodotto da vendere?
La scelta delle tracce mi è sembrata rivolta ad evitare polemiche sulla scelta dei titoli, più che ad una vera prova delle capacità critiche e di rielaborazione di uno studente arrivato alla fine di un percorso culturale, di 4/5/6 anni…
So perfettamente che in Italia abbiamo la polemica e il ricorso facile. Capisco benissimo che dopo due anni di esami condizionati dalla pandemia, si presti il fianco a qualsiasi critica. Come la mia :).
Ma un po’ più di coraggio, signor ministro, andrebbe trasmesso ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze. Non in modo ostentato e teatrale, come nel bullismo che cerchiamo di combattere ogni giorno. Semplicemente, dimostrando che non è sempre la soluzione migliore evitare ogni possibile conflitto.
E decidendo con chiarezza se si vuole la cosiddetta e sbandierata “meritocrazia”.
O se sia più giusta, come ritengo, una scuola vista come antidoto alla superficialità, alla omologazione, alla quantificazione. Come purtroppo vorrebbero fare le prove Invalsi e i Rapporti di autovalutazione, voluti dai renziani e mirati alla creazione di tanti diplomifici. Per di più, in contraddizione con gli stessi principi di personalizzazione e individualizzazione dei programmi, dell’accoglienza e dell’inclusione, divenuti obiettivi imprescindibili negli ultimi trent’anni…
Quindi, signor ministro, togliamo il manto di retorica e di propaganda alla schizofrenia inevitabile che c’è in Italia, tra “scuola selettiva” e “scuola relazionale”. Questa sfida, come insegnanti, la accettiamo ogni giorno, in una dialettica tipica della complessità. Che non si può risolvere nella visione di ragazzi e genitori come clienti da accontentare comunque, perché la Scuola sarebbe un “servizio” e “il cliente ha sempre ragione”…
Firmato: un docente con 20 anni di servizio. Contrastivo e disfunzionale.
*Tommaso Mantovani è docente e consigliere comunale del M5S a Ferrara.
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