Usa parole forti Tommaso Mantovani, consigliere del Movimento Cinque Stelle, che arriva a denunciare un “totale e preoccupante attendismo della classe politica nazionale, regionale e locale” per il futuro del petrolchimico di Ferrara, puntando il dito anche contro “l’omertà della classe manageriale delle aziende” presenti al suo interno.
L’accusa arriva durante un question-time presentato nell’ultimo Consiglio comunale dal capogruppo dei pentastellati per avere aggiornamenti dall’assessora Angela Travagli dopo “il momento di stand-by” e i numerosi tavoli tecnici e ministeriali istituiti nei mesi scorsi, che “di solito sono segno di impotenza“.
“Fin dal primo annuncio di chiusura dell’impianto cracking di Marghera – spiega l’assessora – il sindaco Fabbri si è subito attivato tramite la partecipazione a momenti di confronto che hanno coinvolto le parti sociali, locali e regionali e hanno portato alla sottoscrizione congiunta di richieste al MiSe e dichiarazioni di posizione. Attualmente ci stiamo muovendo con la Regione e la Provincia per avere informazioni utili e urgenti da Eni. L’attenzione del Comune resta elevata, anche se non abbiamo competenza diretta come ente territoriale”.
Una risposta che però non ha soddisfatto Mantovani, a maggior ragione dopo la lettera di Basell al governo, che nonostante le accuse del capogruppo, durante le scorse settimane aveva pubblicamente avanzato richieste nero su bianco per avere “garanzie di continuità e sostenibilità degli approvvigionamenti” per poter continuare a mantenere la propria presenza al Polo chimico.
“Purtroppo l’assessora non ha detto niente di nuovo – chiude il consigliere del Movimento Cinque Stelle – e siamo seriamente preoccupati per l’esito occupazionale, ma anche perchè si tratta di un’occasione unica e irripetibile per la transizione energetica, con cui passare dalla chimica di base a quella verde, a partire da uno dei poli chimici più importanti d’Italia”.
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