Mer 25 Mag 2022 - 37 visite
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Se gli influencer dichiarano guerra

di Edoardo Righini

Si è detto spesso che la guerra in Ucraina è senza dubbio una se non la guerra del nuovo millenio con maggior copertura media.

Detto in altre parole, il conflitto ucraino è forse il primo evento storico di questa portata (sicuramente sul continente europeo) così tanto raccontato anche sui social network.

Tra le dirette del premier ucraino su Instagram e Facebook, i tweet costanti di profili ufficiali e non di tutte le principali forze in campo e il quotidiano resoconto offerto dai podcast, non c’è un aspetto che le piattaforme tralascino di raccontare. Per questo, non sorprende che a scendere in campo, ad un certo punto, siano stati anche gli influencer.

In particolare, hanno fatto molta notizia quelli russi, che hanno deciso di “combattere” la battaglia usando uno strumento molto comune per chi vive sui social, ovvero la challenge. La challenge è letteralmente una sfida che gli influencer lanciano alla loro community e di solito si tratta di azioni specifiche da replicare all’interno di un video. Alcune influencer russe hanno lanciato proprio una challenge distruggendo platealmente alcune borse firmate per protestare contro il divieto da parte di molte case di moda di distribuire in ogni modo i propri prodotti in Russia.

E così borse dal valore di diverse migliaia di euro sono state distrutte a colpi di cesoie.

Al video sono state poi aggiunte delle spiegazioni: quando si tratta di scegliere tra la propria patria e un marchio di moda non c’è dubbio, meglio la Russia.

Non c’è da sorprendersi a registrare questo tipo di reazioni, anche perché sempre di più gli influencer, forti dei numeri di follower su cui possono contare, utilizzano le piattaforme social per schierarsi ed esprimere la propria presa di posizione sulle tematiche più diverse.

Senza dubbio, però, questi comportamenti possono diventare “pericolosi”, perché strumentali a costruire e a rafforzare un certo tipo di propaganda, che mira ad accrescere tensioni e conflitti.

Nello spazio di pochi secondi, infatti, si può mostrare un gesto, scrivere una frase, esprimere un’opinione, ma necessariamente con una certa superficialità, richiesta dalla tipologia di contenuto che si crea.

Non a caso, già nelle settimane passate ci sono stati casi di influencer russi che hanno espresso posizioni fortemente filo-governative, supportando le ragioni del conflitto.

Azioni del genere contribuiscono a polarizzare l’opinione pubblica, distorcendo spesso la percezione del reale.

I like, le condivisioni, i commenti poi si possono tradurre in azioni concrete, dalle conseguenze spesso gravi.

Ancora una volta torna il dilemma: tutto è condivisibile sui social? E la risposta cambia in tempo di pace e in tempo di guerra? La domanda può sembrare oziosa, ma intanto…

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